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Lovers

1h 36'

Regia: Jean-Marc Barr



Sia come sia. Lo si può odiare cordialmente, disprezzare magari. Ma non disconoscere che "Dogma" sia uno dei migliori punti di vista sul cinema scaturiti negli ultimi, sonnacchiosi anni. Ci sono dei giorni, delle lune e delle idee. Sembra più un giochetto, un divertimento tra intellettuali in vena di pruriti che giocano ai "manifesti" e agli anni Sessanta, che vogliono riguadagnare alla pellicola quel pizzico di crudeltà che rischia sempre più spesso di perdere. Mettiamoci d'accordo su delle regole, facciamo un credo senza padreterni, e chi più sarà devoto più trionferà. Con ideucce come quella del Capodanno 2000, che Von Trier e Thomas Vinterberg passeranno a girare e montare un film in una sola notte, che sarà poi trasmesso il giorno seguente dalle televisioni danesi. La casella "francese" del Dogma la riempie ovviamente Jean-Marc Barr, compagno di strada praticamente inseparabile di Lars Von Trier, col quale ha diviso la prima fama di Europa, i prossimi fasti del nuovo Dancer In The Dark (con Bjork e Catherine Deneuve), l'avventura di un film sempre in divenire, le cui riprese dureranno almeno vent'anni.

Lovers è in prima battuta l'amor fou, che scoppia improvviso tra una parigina e un immigrato slavo, senza patria perché irregolare. E priva di regole, così apparentemente contraria a quel sistema quasi decalogico che la vorrebbe rappresentare, è questa passione, naturalmente fatta di letti disfatti e corpi ora adagiati, ora mossi dal sentimento. Con una tristezza potente che sprigiona dalla grana della pellicola, meno grossa che nelle altre puntate del Dogma ma altrettanto ruvida, magicamente adesiva rispetto alla materia. Argomento scontato, forse già sentito altrove. Però capace di guadagnarsi la stima dello spettatore per il suo incedere irrequieto.

Meno attento a rispettare i comandamenti rispetto ai suoi confratelli, Barr manca forse del vero respiro del regista, della capacità di tenere perfettamente unite le varie parti della storia. Che rischia, all'apice, di smarrirsi nel vortice creato dal suo stesso movimento. Ed è salvata proprio dal binomio amore (impossibile)-gioventù. Alla seconda, di nome e di fatto, pensano gli interpreti, il Sergei Trifunovic della Polveriera e la già tante volte apprezzata Élodie Bouchez, trattati per quello che sono, corpi che si avvinghiano in fuga dalla solitudine e in cerca di protezione. Senza motivo, in ogni caso. Sia come sia. Commuova o infastidisca, il Dogma colpisce il bersaglio. Perché non è solo, come qualcuno pensa, volontà di épater le bourgeois con orge, nudità e provocazioni da quattro soldi. È cinema, prima di tutto. Cinema: vi ricorda qualcosa, questa parola ?

© 1999 reVision, Riccardo Ventrella