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Lolita

2h 13'



"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita". Così ha inizio Lolita, il capolavoro di Vladimir Nabokov, e così inizia l'omonimo film sceneggiato dal giornalista e critico Stephen Schiff e diretto dal regista Adrian Lyne (Proposta Indecente, Attrazione Fatale, Flashdance).

La storia scandalosa dell'amore proibito e fatale tra il raffinato e brillante professore Humbert Humbert e la dodicenne Lolita era stata portata sullo schermo nel lontano 1962 da Stanley Kubrick. Nessuno avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato qualcuno tanto coraggioso da 'sfidare' il maestro, proponendo una nuova versione del romanzo e invece... Adrian Lyne ha accettato la sfida e con passione e grande abilità, aggiungeremmo noi, ha riportato in vita Lolita ed il suo vetusto amante. Per impersonare il professor Humbert, Lyne ha pensato subito all'attore premio Oscar Jeremy Irons, particolarmente abile nel dar vita a personaggi oscuri e tormentati. Più difficile è stato per il regista dare un volto a Lolita. Lyne ha provinato più di 2.500 ragazze prima di trovare la ragazzina giusta. Ad ottenere il ruolo è stata, l'allora quindicenne, Dominique Swain, studentessa della Malibu High School, una ragazzina come tante ma con una freschezza ed un fascino speciali, una 'ninfetta' con un qualcosa in più come lo era la piccola Lolita di Nabokov. Ad affiancare Irons e la giovane Dominique, il regista ha chiamato due apprezzati attori: Melanie Griffith e Frank Langella, rispettivamente nei panni della madre di Lolita e dell'amorale Clare Quilty, adescatore di ragazzine e pornografo. E' facendo fede su un cast di tutto rispetto e sui consigli (preziosissimi) del figlio di Nabokov, Dmitri, che Adrian Lyne ha costruito il 'suo' Lolita che potremmo definire come una sorta di copia visiva del romanzo di Nabokov per l'efficacia con cui traduce in immagini le parole dell'autore. Contrariamente a Kubrick che aveva piegato la storia al suo gusto narrativo, infatti Lyne si attiene scrupolosamente al testo, restituendone sullo schermo lo spirito e la struttura narrativa. Pertanto risulta impossibile fare un paragone tra le due versioni cinematografiche dell'opera e tanto più valutarle facendo riferimento ad uno stesso canone, poiché rispondono a scelte diverse. Potremmo dire che Nabokov ha ispirato due film: uno, quello di Kubrick, che dall'originale parte ma coltiva altri intenti, l'altro, quello di Lyne, che si sforza di restituire in immagini la visione dell'autore. Per quel che ci riguarda consideriamo la Lolita di Lyne un film diretto con passione e magnificamente interpretato. Come molti film di produzione americana necessita, è vero, di qualche taglio, specialmente nella parte finale, ma nel complesso possiamo dire che è un buon prodotto.




Incontro con Dmitri Nabokov



Il sessantatreenne Dmitri Nabokov, figlio dell'autore del controverso romanzo Lolita, è venuto a Roma per l'anteprima mondiale della nuova versione cinematografica dell'opera a cura del regista Adrian Lyne. A Nabokov abbiamo fatto alcune domande circa il nuovo Lolita e le polemiche che ne hanno accompagnato l'uscita.

-Signor Nabokov, crede che la trasposizione fatta da Lyne sarebbe piaciuta a suo padre?
"Penso proprio di sì. Mio padre infatti pur apprezzando la fattura del film di Kubrick, se ne sentiva tradito. Credo quindi avrebbe apprezzato molto l'opera di Lyne che al romanzo è più vicina nelle sfumature e nello spirito".
-E a lei è piaciuto?
"Io l'ho trovato davvero ben fatto. In principio nutrivo qualche perplessità sulla crudezza con cui Lyne rappresenta la scena dell'omicidio di Quilty, ma poi, riflettendoci, ho trovato che la scena fosse opportunatamente brutale".
-Con l'uscita del film si sono riaccese le polemiche sui contenuti scandalosi di Lolita?
"Conosco queste storie da quando ero bambino. Ora si accusava mio padre di incoraggiare col suo libro la pedofilia, ora di giustificarla. Pensavo che i tempi fossero ormai maturi, ma l'ostruzionismo che l'America e l'Inghilterra hanno mostrato nei confronti del film di Lyne, hanno dimostrato che mi sbagliavo. Comunque, non mi stancherò mai di ripeterlo, la tragica storia di Lolita e del professor Humbert non è la storia di un pedofilo e della sua vittima, ma quella di un uomo che in preda ad un ossessione amorosa, causata dalla perdita di un amore perduto, cede al fascino della giovinezza. Mio padre era un profondo conoscitore delle patologie dell'animo umano e uno scrittore, e Lolita non è altro che l'applicazione di queste conoscenze ad un opera letteraria".
-In una recente intervista lei ha dichiarato che Lolita può essere visto anche come un 'romanzo profondamente morale'...
"Le spiego subito il perché: Quilty, il vero pervertito del racconto, finisce orrendamente e lo stesso Humbert paga per le sue colpe con un tormento interiore che lentamente lo porta alla morte. Dunque giustizia è fatta".

© 1997 reVision, Maria Stella Taccone