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Lock & Stock - Pazzi Scatenati

Lock, Stock & Two Smoking Barrels - 1h 47'

Regia: Guy Ritchie



L’esuberanza corale è il miglior pregio di questo film d’esordio di Guy Ritchie, già regista di videoclip musicali e pubblicità televisive, ma anche il suo maggior difetto, perché dalla prevalente confusione deriva un effetto omologante sui volti dei personaggi, alcuni dei quali è faticoso distinguere a fondo nei tratti somatici, personaggi che finiscono con l’essere gli uni interscambiabili con gli altri. Per dirla in breve, si vede benissimo che la direzione degli attori è ridotta ai minimi termini, abbandonata all’estro dei singoli interpreti. Guy Ritchie sconta un altro peccato, quello di aver girato un film che ha fin troppi debiti con Irvine Welsh e Trainspotting di Danny Boyle. Di avere utilizzato lo sfondo sociale soltanto per una caricatura di tipi strani e imprevedibili, criminali di mezza tacca che si aggirano tra i pub, i vicoli, i sottoscala e gli scantinati dei centri urbani degradati dell’East End londinese.
Le storie intrecciate di questi gangster giovanissimi e balordi sono evanescenti, o è questo l’impressione che ne sortisce, dal momento che si vogliono a tutti i costi complicare i movimenti e gli scarti, con l’unico fine di originare sorprese e colpi di scena. Questi ultimi sono sottolineati da virtuosismi di stile d’ogni tipo, dagli stop frame, alle sequenze a scatto, scelte registiche che raramente fanno centro, e musiche rock movimentate dagli Stooges agli Stone Roses. Uno dei pochi momenti formali riusciti è l’atmosfera straniata della sconfitta al tavolo verde di Eddie (Nick Moran), il quale si alza tramortito ed esce dal locale in stato di choc per le 500.000 sterline di debito.

Le caratterizzazioni più esilaranti sono quelle del gangster che va in giro insieme al piccolo figlio, che aiuta il padre a svolgere ogni compito criminale con assoluta naturalezza, dall’usura all’omicidio. E poi i due boss cinici, spietati e bizzarri: Harry l’accetta (P.H. Moriarity), re del porno, predilige il delitto a colpi di piccone da cui ha preso il nomignolo, l’altro un trafficante di droga, capellone, esilissimo, con la voce acuta, capace di inventarsi mille modi diversi per far fuori una persona, compreso quello di sputargli in faccia del whisky e dargli fuoco con un fiammifero.
Non potevano mancare le citazioni, dirette e non, da altri film, tanto di moda: lo Scarface di De Palma incarnato da Al Pacino e poi Pulp Fiction di Quentin Tarantino nella sequenza dello shut-down, il bagno di sangue, il mucchio di cadaveri, e perfino il carillon di Per Qualche Dollaro In Più di Sergio Leone. Tra le citazioni indirette: Un Venerdì Maledetto di John Mackenzie secondo le influenze dichiarate dallo stesso regista. Sono riferimenti che confermano l’operazione di Ritchie, un film di puro divertissement che guarda al grande, vero cinema come suo principale referente, già consapevole (lo speriamo) d’essere lontano e inferiore al modello.

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



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