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Lista D'AttesaLista D'Espera - 1h 45'
Regia: Juan Carlos Tabio Ogni tanto, cinematograficamente, Cuba fa parlare di sé. E quando lo fa il merito va attribuito all'ICAIC - struttura statale ormai
storica, quasi un simbolo per i cineasti di tutto il mondo - e alle coproduzioni internazionali. Lista D'Attesa non tradisce questa tradizione: Cuba, Spagna,
Messico, Francia e Germania (e tra questi Wim Wenders e Gabriel Garcia Marquez) e, appunto, ICAIC consentono al collega di Tomas Gutiérrez Alea (col quale ha codiretto
Fragola e Cioccolato e Guantanamera), di farsi finalmente un nome all'estero dopo qualche film minore. Ma la parentesi del cinema rivoluzionario, arrabbiato
e diretto di Solanas, Rocha e Alea si è esaurita da tempo. Il film di Juan Carlos Tabio così si inserisce all'interno di una cinematografia che fin dagli anni '90 ha tentato senza riuscirci di ripercorrere i sentieri di una satira politica ormai senza mordente. Ma soprattutto fa parte di una lunghissima lista di film che hanno dovuto nel passato, devono tuttora e sempre di più dovranno, fare i conti con l'eterogeneità geografica dei finanziamenti. Questo, soprattutto, impedisce che il film sia veramente cubano e ne denuncia certe strizzate d'occhio troppo evidenti al botteghino. Nonostante ciò Lista D'Attesa si distingue per la sincerità dell'ispirazione favolistica e leggera, senza preoccuparsi troppo di implicazioni sociali o politiche e anzi quasi mettendole alla berlina, puntando strali di piume e zucchero contro i luoghi comuni di una Cuba ancora attaccata alle utopie del comunismo cheguevariano. Da questo punto di vista il film funziona, e anche molto, perché Tabio riesce a costruire una coralità di ispirazione che ha più i connotati interpretativi del teatro ma che del cinema possiede la forza del suo linguaggio. La storia di Emilio e Jaqueline che si incontrano e si piacciono durante l'interminabile attesa del pullman che li porterà a Santiago e all'Avana è una favola piuttosto che una semplice commedia, la cui irrealtà è sancita dal finale. Emilio (Vladimir Cruz, Fragola e Cioccolato), il giovane ingegnere innamorato e corrisposto da Jaqueline, si sveglia da un sogno che è il film stesso e si ritrova su una panchina della stazione, ma come l'aveva lasciata prima di addormentarsi e non come è stata trasformata dall'utopia socialista che per tutto il film era diventata gradualmente (e grottescamente) realtà. Leggeri e divertenti sono tutti gli attori, soprattutto Jorge Perugorria (Volavérunt) che interpreta la parte di un finto cieco dalle apparenti cattive intenzioni. E divertente è la descrizione dei rapporti che lentamente si creano tra i vari personaggi, in un'unità di luogo e di azione che paradossalmente riesce con buon ritmo a comunicare energia e solarità piuttosto che claustrofobia. © 2000 reVision, Federico Greco |
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