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LicantropiaGinger Snaps Back: The Beginning - 1h 34'
Regia: Grant Harvey La credenza del lupo in forma umana ha una specifica ascendenza nel mito classico di Licaone, trova legittimazione letteraria nel Satyricon di Petronio e si
ricicla nella tradizione romanza. Dal punto di vista scientifico, l’antica diagnosi medica che interpretava la licantropia come "melanconia" finisce, nel tempo, col
degenerare nella credenza del suo aspetto stregonesco con conseguente persecuzione dei sospetti nell’epoca dell’Inquisizione. Nelle società civilizzate, il "morbo del
lupo" viene individuato in una grave patologia mentale che scuote chi ne è affetto con un’incontrollabile agitazione, soprattutto notturna, portandolo a latrare e a
deambulare sui quattro arti.Al cinema, il tema è stato rivisitato innumerevoli volte con esiti altalenanti che vanno dall’ottimo L’Ululato di Joe Dante (con la prima trasformazione in lupo mostrata in diretta e senza montaggio) e dal geniale Un Lupo Mannaro Americano a Londra di John Landis fino al debole sequel autorizzato Un Lupo Mannaro Americano a Parigi, ai sei seguiti di The Howling, pericolosamente appesi sul ridicolo e alla voluta decostruzione del genere perpetrata da Wes Craven con Cursed. Questo Licantropia è il terzo capitolo di una serie di lungometraggi affidata a professionisti della produzione televisiva al loro esordio sul grande schermo, iniziata con Ginger Snaps di John Fawcett (2000) e proseguita nel 2004 con Ginger Snaps: Unleashed di Brett Sullivan. Mentre i due precedenti capitoli erano ambientati in un college dei nostri giorni, il lavoro di Grant Harvey è ambientato nel 1815 e narra di come la giovane protagonista sia stata morsa da un wendingo (un uomo lupo della trazione indiana). Si tratta, dunque, del prequel ideale dell’originale saga horror che è riuscita a scavare nella psicologia delle sorelle Ginger, la Katharine Isabelle di Generazione Perfetta, e Brigitte, Emily Perkins già vista in It, per scoprire il loro rapporto con la licantropia, marcando l’accento su temi quali il potere, la sensualità, l’amore fraterno e la femminilità. Smarritesi in una foresta innevata nel Canada del 1815, Ginger e Brigitte vengono salvate da un indiano che le condurrà in un forte sperduto assediato da mostruose bestie
carnivore. Diffidenza e segreti lasceranno il posto all’orrore quando Ginger, morsa da un giovane infetto, comincerà a subire la mutazione e alle due protagoniste rimarrà
poco tempo per sciogliere il nodo di un’oscura profezia di morte e salvarsi da un destino maledetto.Dopo un prologo di buone premesse, fiaccato, forse da un eccesso di prolissità, la sceneggiatura, rozza ma capace di inattese sottigliezze, viene irrimediabilmente svilita da cadute registiche imperdonabili che sorvolano sulla giustificazione di moventi e azioni dei protagonisti e non affondano il colpo con una moltitudine di scene notturne confuse e poco incisive. Anche le trovate interessanti del film risultano già viste: il bambino, vittima di mostruosa trasformazione, segregato in una stanza, sembra mutuato direttamente dall’orrore di Phenomena di Dario Argento e i rimandi al cannibalismo de L'Insaziabile di Antonia Bird sono fin troppo evidenti. Bella, comunque, la fotografia livida e glaciale e buone le ambientazioni anche se la costruzione del pathos, fatta di una lunga attesa spezzata da improvvisi colpi di scena, pur con buoni momenti, rimane claudicante. © 2005 reVision, Elisa Schianchi |
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