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Anche Libero Va Bene1h 48'
Regia: Kim Rossi Stuart L'esordio alla regia di Kim Rossi Stuart è un dramma familiare mosso da frustrazioni, dolore, stress ed egoismo; stati d'animo innescati
da assenza, solitudine, ripetute illusioni e più in generale da un passato ancora troppo presente. Al centro della vicenda un nucleo familiare che si unisce e spacca
regolarmente, in cui i bambini vengono sconsideratamente trattati da adulti mentre loro assorbono tutto e alla fine sì, si dimostrano anche più lucidi e maturi dei loro
genitori.Tommi frequenta la prima media e vive col padre, Renato, spesso nervoso e tormentato, e la sorella maggiore Viola, la più gioviale dei tre; la figura assente è quella materna perché, come confida senza peli sulla lingua Renato al figlio minore, "le prude la figa", senza poi perdere l'occasione di ribadire che è una "troia". Il ritorno o meglio il tentativo di ritorno di quest'ultima crea ulteriore scompiglio e malessere. Il risultato è l'acuirsi del conflitto padre-figlio, reso con estrema efficacia in scena dalla recitazione, rispettivamente urlata e silenziosa: da una parte si tira fuori tutto senza criterio mentre dall'altra lo si assorbe non senza confusione e sofferenza. I naturali meccanismi di autoprotezione aumentano l'incomprensione, la distanza, ma le cause di tutta questa inquietudine restano indotte (dal vuoto). La famiglia si conferma un ambiente consono al cinema italiano: le sue dinamiche costituiscono un tema forte e sentito nella nostra cultura
e a cui il grande schermo ha dedicato spesso importanti riflessioni (vengono subito in mente alcune pellicole di Marco Bellocchio, Ettore Scola e Francesca Archibugi per esempio);
un contenitore di storie che raccontano molto sulla società di queste parti, e non per niente la famiglia in questione è in crisi. In Anche Libero Va Bene la stessa scelta
dello stile per raccontare questo aspetto peculiare appare indicata: Rossi Stuart scansa quell'autocensura tacitamente assorbita in epoca di "politicamente corretto" spingendo
nella ricerca di un realismo che non sia appunto ipocrita, e questo lo si riscontra sia nella sceneggiatura sia nella gestione della macchina da presa. Un realismo moderno e
contemporaneo in cui gli sguardi sul presente, pur restando ai margini di una storia più grande - relativamente collocabile nel tempo seppure si svolga oggi -, hanno comunque
una loro influenza: la flessibilità del lavoro nell'epoca del culto dell'immagine infierisce sul peso del dramma personale; d'altronde se il modello occidentale da qualche tempo
appare allo sbando, la realtà italiana, storicamente imperniata sulla famiglia appunto, sta soffrendo più di tante altre la crisi. I protagonisti di questo sbandamento, da cui
alla fine non sarà facile riprendersi pur perfezionando attenzioni e coscienza, si muovono tra luci spesso fioche; comunque vada si tratta di uno sbandamento che lascerà in loro
il segno, il cui unico rimedio è il tempo, e quindi la crescita, il cambiamento.Una storia particolare e universale il cui sviluppo è ben scandito dalla riuscita colonna sonora della Banda Osiris, ulteriore punto di forza di un film a cui Cannes ha aperto (giustamente) le porte di una storica sezione come è la Quinzaine des Réalisateurs. © 2006 reVision, Luca Gricinella |
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