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Le Cose Che So Di LeiThings You Can Tell Just By Looking At Her - 1h 46'
Regia: Rodrigo Garcia L’esordio alla regia di Rodrigo Garcia Marquez è un film
indipendente, nel senso più estroverso della parola, e ancora di più, rispetto
a quanto si potrebbe inferire dalla riduzione dell’opera a semplice "look",
sguardo, sull’universo femminile. Eppure già il titolo originale è chiaro: Things
You Can Tell Just By Looking At Her (le cose che puoi dire solo a guardarla).
In questa tensione dello sguardo sta l’ambivalenza del processo conoscitivo
basato sulla percezione ottica. Curioso che il titolo italiano trasformi quello
originale in una (pre)acquisizione di sapere. E invece tra quello sguardo e
l’eventuale conoscenza sta il cammino di questi personaggi femminili. Un tragitto
che la mdp segue incollandosi ai corpi delle protagoniste, ai visi, con una
disponibilità totale verso gli interpreti. Non stupisce quindi che le note
attrici, Close, Diaz, Hunter, e la nostra Valeria Golino, abbiano aderito
entusiaste a tale operazione, avendo certamente riconosciuto nelle
caratteristiche di queste donne la possibilità di esprimersi liberamente, e
considerando quell’attenzione totale che tutti gli attori vorrebbero sul set.Lavorando sui corpi Garcia ha badato a neutralizzare gli sfondi, perciò gli ambienti in cui si svolge l’azione sono minimali e anonimi: interni d’abitazioni, lo studio medico, la banca, il locale notturno, il resto è appena intuibile, la San Fernando Valley potrebbe essere la tipologia esemplare di una superficie metropolitana qualunque. Questa neutralità dei luoghi contribuisce a modellare quell’atmosfera di segregazione, di chiusura in cui sono ingabbiate le solitudini individuali. I vari episodi sono uniti dalle possibilità dello sguardo, dalla lungimiranza che appartiene probabilmente più al genere femminile che a quello maschile: avvicinare, incontrare l’Alterità, che spesso figura in carne ed ossa, in esempi viventi. Vediamo come. Nel primo episodio, la dottoressa Keener è una donna ormai avanti con gli anni la cui rigidità crolla di fronte all’apertura sacra e profana, magica e misteriosa di una cartomante, si manifesta il momento di necessaria irrazionalità, capace di garantire la possibilità vitale nell’esistenza inerte della donna. Nel secondo episodio, "Fantasie su Rebecca", vediamo Rebecca, donna in carriera, direttrice di una banca, che ha programmato nei minimi dettagli ogni gesto della propria vita. Eccola scuotersi di fronte all’incontro con l’Altro, una barbona che davvero è in grado di comprenderla al primo sguardo. Poi abbiamo l’episodio di Rose, scrittrice di storie per bambini, il cui
incontro con il vicino di casa, sarà folgorante. In questo caso il nano è
testimonianza diretta dell’opportunità/eventualità di una nuova straordinaria "misura"
o "insegnamento" che la donna inizia a cogliere, compresa la confessione del
figlio adolescente. Nell’episodio delle due amanti lo sguardo "oltre" è rappresentato dalla sensazione della malata terminale che sollecita nell’amante la fuoriuscita del vissuto comune attraverso flashback abbaglianti di una memoria che forse si credeva perduta. Nell’episodio delle due sorelle l’opzione rivelante è avvincente. È la sorella cieca a distinguere i meandri della realtà, anzi di un caso incomprensibile d’omicidio, attraverso l’immaginazione creativa, che produce genuinamente un senso che sfugge ai vedenti. Il mondo degli emarginati, dell’handicap fisico, la malattia, ma anche la semplice fede nelle pratiche misteriose come la cartomanzia forniscono la guida per il percorso sorprendente, perfino surreale; la dimensione oscura, segreta delle nostre esistenze è intensa in questi personaggi diversi, mentre la razionalità rigida, l’immobilismo paranoide, nel quale le figure maschili sono immerse senza possibilità di salvezza, carpiscono il piacere ambiguo della vita. © 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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