Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Il Ladro

Vor - 1h 35'



E' la Russia del primo dopoguerra, quella degli appartamenti in comune e dello stalinismo, a far da cornice allo struggente film di Pavel Chukhrai, Il Ladro. La storia ha inizio su una strada di campagna della Russia post bellica. E' qui che, noncurante delle condizioni ambientali, viene alla luce un bambino, Sanya. Siamo nel 1946. Ritroviamo il piccolo (a interpretarlo è il bravissimo baby attore Misha Philipchuk) sette anni dopo, mentre insieme alla sua giovane mamma, Katya (Ekaterina Rednikova), attraversa in treno una Russia che tenta faticosamente di risollevarsi dalle macerie. Sul treno madre e figlio si trovano a dividere lo scompartimento con un affascinante ufficiale, Tolyan (Vladimir Mashkov). Il militare è subito attratto dalla giovane donna e inizia a corteggiarla. Katya tenta di resistergli, ma alla fine cede. Divenuti amanti, i due decidono di proseguire il viaggio insieme. Trovata una stanza in affitto in un grande e affollato appartamento, Tolyan, Katya e Sanya iniziano a vivere come se fossero una vera famiglia, o quasi, perché il bambino non riesce ad accettare il fatto che Tolyan abbia preso il posto del suo vero padre. Col passare del tempo, tuttavia, il militare riesce a guadagnarsi il rispetto del ragazzino. Quando le cose sembrano finalmente ingranare per la nuova famigliola, però Katya scopre che l'uomo che ama è in realtà un volgare ladro. Il primo istinto è quello di prendere suo figlio e andarsene, ma il forte sentimento che prova per Tolyan glielo impedisce e così resta al suo fianco. Al ripetersi dei furti però la donna si rende conto di star esponendo il piccolo Sanya a pericoli troppo grandi per la sua giovane età, decide così di lasciare Tolyan. Ma quando i due amanti stanno per darsi il bacio d'addio, l'uomo viene scoperto ed arrestato. Vani sono i tentativi di Katya di farlo uscire di prigione e così alla donna non resta che stare ad aspettarlo insieme a Sanya che, dopo averlo tanto odiato e temuto, ha finalmente imparato ad amarlo come un padre. Per anni Sanya vivrà nell'attesa che l'uomo ritorni, ignaro della profonda ferita che questi aprirà nel suo cuore...

Scritto e diretto dal regista Pavel Chukhrai e interpretato da uno straordinario cast d'attori, tra cui spicca il bravo Misha Philipchuk, Il Ladro è un film di grande suggestione visiva ed emotiva che, attraverso una storia di forti sentimenti, si propone di far capire quanto l'ambiente in cui è cresciuta la generazione del dopoguerra sia stato determinante a fare della Russia il paese che è oggi. Il modo in cui il regista spiega al pubblico cosa ha significato formarsi nella Russia di Stalin, comunque, è tutt'altro che didascalico: Chukhrai sceglie infatti per condurre lo spettatore alla comprensione la strada del coinvolgimento emotivo, avendo capito che solo facendo immedesimare il pubblico con i personaggi sarebbe riuscito a dare del mondo russo un'immagine libera da preconcetti. Un film, dunque Il Ladro, che attraverso l'intrattenimento fornisce al pubblico gli strumenti per arrivare a penetrare la cultura russa.




Incontro con Pavel Chukhrai




-Signor Chukhrai, come nasce Il Ladro?
"Nasce dall'esigenza di raccontare e comprendere una generazione, quella del dopoguerra, la cui influenza è stata determinante nel fare della Russia il paese che è oggi".

-Lei appartiene a quella generazione. Quali ricordi della sua infanzia ha messo nel film?
"Quelli legati alla vita negli appartamenti in comune e alla gente che ho conosciuto. Ma, ci tengo a precisare, che ogni ricordo è filtrato attraverso l'arte, perché Il Ladro non è un film autobiografico".

-Perché ha scelto di raccontare la Russia di Stalin attraverso lo sguardo di un bambino?
"Ho scelto lo sguardo di un bambino, perché mi offriva la possibilità di approfondire l'aspetto umano di quel periodo storico. Ciò che mi interessava fare con questo film era infatti andare oltre la critica al regime stalinista per raccontare come ha vissuto quel periodo la gente russa".

-Come ha trovato il giovane protagonista del suo film?
"Seguendo la strada classica, quella del provino. Avevo già visionato un gran numero di ragazzini, ma nessuno di loro sembrava avere quello che cercavo. Poi si è presentato Misha. E' stata la grande facilità con cui il piccolo riusciva ad entrare ed uscire dalle diverse situazioni che gli proponevo a convincermi che era lui il bambino giusto per il ruolo di Sanya".

-Cosa del periodo stalinista è sopravvissuto nella Russia di oggi?
"La sensazione di uno stato che opprime e l'idea che la forza è il valore più alto dell'uomo".

-Le è dispiaciuto non vincere l'Oscar come miglior film straniero?
"Penso che un regista debba accettare il giudizio della giuria, qualunque esso sia. Certo mi sarebbe piaciuto vincere, ma il fatto di esser stato battuto da un ottimo film mi ha permesso di prendere la sconfitta con animo più leggero".

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci