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Le Lacrime Della Tigre Nera

Fa Talai Jone - 1h 50'

Regia: Wisit Sasanatieng



Melò musicale e romanzo popolare orientale, western, colori sgargianti rigorosamente ottenuti digitalmente, splatter, qualche concessione alle acrobazie rese celebri dal cinema di Hong Kong. Questo è Le Lacrime Della Tigre Nera, film tailandese.
Sasanatieng si diverte, divertendo, a manipolare e amalgamare generi, influenze hollywoodiane, conoscenza del cinema e della sua storia, lasciando i personaggi orfani di una seppur minima psicologia, persi in gesti e azioni talmente privi di convincimento da renderli semplici figure tipologiche dell'immaginario filmico collettivo.
Ingredienti principali. C'è la giovane donna innamorata, triste e facile alle lacrime. C'è il suo amato, Tigre, criminale della feroce banda locale. C'è l'altro, promesso sposo della donna, poliziotto fresco d'accademia. C'è, quindi, un grande amore ostacolato dalla differenza sociale, dal destino crudele, da tanti morti sulla coscienza di Tigre assassino per vendetta famigliare, ma in realtà un sentimentalone dal volto di gesso.
Contorno, in realtà il vero ingrediente principale.
Splatter. Che dire di una pallottola che raggiunge la sua vittima sorpresa attraverso uno specchio dall'assassino, la quale prima di giungere a destinazione - piena fronte - rimbalza varie volte su pentole e affini, traiettoria che farebbe impazzire qualsiasi esperto di balistica? O di quelle altre due che in un duello si scontrano per poi dividersi, una andando a segno nei denti di un duellante e fracassargli il cranio?
Ironia del melò. Incontro dei due amanti da sfinimento. Lui che, pur amando lei, non vuole cedere ai sentimenti. Lei che lo circuisce portandolo sulla spiaggia. Amore platonico, mai "sporcato" nemmeno da un bacio, che si compie con il tragico finale di lei con tra le braccia lui ferito a morte dal rivale.
Colori, fondali, realtà e menzogna. L'ambiente che accoglie la storia è fatto di edifici rosa e persiane verde accecante, da un fondale dipinto con un sole nascente mentre Tigre suona triste l'armonica - fondale contemporaneamente riprodotto sulla camicia del suo nemico/amico -, da un incontro tra lei e lui in macchina dove prevale il rosso dei sedili e del rossetto della donna, mentre l'esterno è rigorosamente in bianco e nero.
Western. La banda indossa la tipica divisa del cowboy hollywoodiano. Lunghe cavalcate, apparizioni della combriccola dietro un crinale. Nei fatti, però, vi è la forte influenza di Sergio Leone, persino nella musica che ricorda Morricone.

Geniale mescolanza, dunque, dove in un'atmosfera iperrealista, s'incontra sangue e sentimento, cinema muto quale espressione della ricerca dell'origine - non a caso l'inizio del flashback dove i due innamorati, allora bambini, s'incontrano per la prima volta -, radici in cui è incisa anche la tradizione della cultura romantica popolare tailandese disciolta in un comune contenitore, dove i generi, le diverse esperienze confluite nello sviluppo del linguaggio cinematografico, convivono felicemente. Risultato possibile solo riferendosi alla libertà creativa del cosiddetto cinema di serie B, quel modo di concepire la settima arte - arte vs cinema, cinema come arte vs cinema come intrattenimento, cinema di serie A vs cinema di serie B, oggi chi riesce a capire il cinema vs cosa? - come realizzazione dell'incredibile proposto come credibile, in certi casi dell'immorale (secondo la moralità comune) come espressione di un amore persino romantico. Di quel cinema Sasanatieng, coglie gli aspetti più ludici, poiché ciò che gli interessa è portare al massimo grado la finzione evidenziandola in tutte le forme possibili, esasperando tale forma negli oggetti - anche i soggetti assumono in ogni caso lo statuto di oggetti - quali veicolo di un significato altro rispetto alle apparenze, foss'anche il semplice gusto per l'iperbole e per la citazione, che possono essere di per sé già contenuto. Vedendo Le Lacrime Della Tigre Nera, capiamo che non c'è solo questo, per quanto sia l'aspetto più evidente e voluto, scopriamo che ogni accostamento di elementi diversi segue una logica perfino estranea alla storia, ma del tutto coerente ai momenti che ne determinano lo sviluppo come il già citato esempio dei fotogrammi muti quale metafora dei ricordi, della memoria, o come gli stessi segni distintivi dei generi quali identificazione dell'azione specifica.

© 2002 reVision, Emanuela Liverani





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