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La Cena

2h 06'



"Arturo Al Portico" è un ristorante come ne abbiamo visti tanti, con i suoi tavoli, le sue sedie, i suoi camerieri. Un posto come tanti altri dove qualcuno entra per vincere la solitudine, altri in cerca di un po' di intimità, altri ancora per parlare d'affari o semplicemente per passare un paio d'ore in allegria. Qualcun altro, infine, vi entra alla ricerca di sè stesso, di nuovi stimoli, di una capacità di sguardo da tempo smarrita. E' questo il caso di Ettore Scola che, dopo le incertezze degli ultimi anni e lo scarso interesse suscitato con film quali Mario, Maria e Mario o Romanzo di un Giovane Povero, tenta nuovamente la carta del racconto corale, affidandosi ad un nutrito gruppo di ottimi attori ed ambientando la sua ultima fatica, La Cena, in quest'oasi nascosta nelle pieghe della grande città, nell'ora in cui ciascuno, al termine di una giornata segnata dai ritmi frenetici propri del nostro tempo, può finalmente rilassarsi ed apparire come realmente è.

La formula è delle più classiche, un vero e proprio convivio con tanto di guida che, con l'ausilio della sua esperienza, ci introduce attraverso il tortuoso cammino fra i quattordici tavoli del ristorante e, al tempo stesso, i più riposti segreti dell'animo umano, nell'assoluto rispetto delle unità di tempo, luogo ed azione. Il film si apre e si chiude, infatti, sul cortile antistante l'ingresso di "Arturo Al Portico", uno spazio che non viene mai in alcun modo oltrepassato dalla cinepresa, e si svolge nell'arco di tempo che intercorre fra gli ultimi preparativi per la serata e l'uscita dei clienti dal locale, il tempo quindi di un'effettiva cena, durante la quale anche noi entreremo in questo microcosmo di variegata umanità dai mille pregi e dai mille difetti, ci identificheremo con qualcuno, qualcun altro ci farà sorridere, altri ancora arriveremo forse a disprezzarli, ma in ogni caso parteciperemo delle loro poche gioie, condividendone dubbi e debolezze.

Quattordici tavoli, quindi, ognuno con il suo piccolo mondo, fra i quali si muovono con leggiadria la bella proprietaria Flora (Fanny Ardant), preziosa ed affabile, ma nondimeno tormentata da passioni ed incertezze, ed il Maestro Pezzullo (Vittorio Gassmann), cliente storico del locale, che tutto vede e tutto osserva, intervenendo di tanto in tanto con i suoi consigli e le sue battute a ricomporre i fili di personaggi confusi o smarriti. C'è la signora scollacciata tutta rossetto e vestiti sgargianti (Stefania Sandrelli), pronta a qualsiasi sacrificio pur di apparire più giovane, ma costretta a scontrarsi con la decisione di una figlia intenzionata a prendere i voti. C'è il professore di filosofia (Giancarlo Giannini) che tradisce la moglie con una sua allieva di cui mal sopporta gli slanci passionali e l'intraprendenza chiarificatrice. C'è l'impiegatuccio insicuro, schiacciato dalla certezza della propria pochezza e dai tanti complessi, che affida ogni speranza alle capacità divinatorie del Mago Adam (Antonio Catania), impenitente scroccone dagli insospettabili poteri. Ci sono gli imprenditori che pensano solo a fare sempre più soldi ed a pagare sempre meno tasse, la donna manager che odia gli uomini e vuole manifestare la propria supremazia, le nonne che si lasciano andare ai ricordi, i fidanzati pieni di problemi, gli attori che preparano il loro prossimo spettacolo, la bruna appariscente decisa a chiarire i rapporti con i tanti amanti, la nobildonna in attesa dei suoi ospiti per festeggiare i brillanti risultati scolastici ottenuti da un figlio ben poco sveglio, la tavolata di ragazzi che festeggia il compleanno di Simona, nipote di Flora, c'è il padre che non riesce più a portare avanti una conversazione con i due figli dei quali si è sempre disinteressato, c'è il bambino giapponese incollato al suo game boy, con i genitori sempre lì a scattare foto. E ci sono chiaramente loro, il personale del ristorante, lo chef comunista (Eros Pagni), di quelli di un tempo, che non riesce più a capire i suoi simili che dalle trentacinque ore otterranno solo più tempo libero da dedicare alla televisione e all'enalotto, il cameriere che si ostina a comporre poesie, l'altro a correre dietro ad ogni donna, il capo cameriere a tenere tutto sotto controllo.

Delicata commedia ed amaro ritratto di fine secolo, La Cena è prima di tutto uno straordinario film di attori (fra i tanti, Francesca d'Aloja, Daniela Poggi, Giorgio Tirabassi, Riccardo Garrone ed innumerevoli altri), con due mostri sacri quali Vittorio Gassmann e Giancarlo Giannini ad emergere prepotentemente già solo con la propria personalità. Un film quasi completamente riuscito, nel quale trovano spazio anche il sogno e la fantasia, per concludersi sull'onirica visione a cristalli liquidi propria (ahimè) di un bimbo degli anni novanta. L'unico appunto può essere fatto al doppiaggio eccessivamente marcato della sempre affascinante Fanny Ardant, alla quale vengono qua e là messe in bocca delle cadenze dialettali decisamente stonanti, e forse anche all'eccessiva fiducia nell'effetto catartico di una musica che finisce inevitabilmente per catturare ogni animo. Ci piacerebbe che fosse vero, ma vedere questi ragazzetti d'oggi (aria tamarra, orecchini a go-go, "quant'è fico quello") rapiti dal dolce suono di un flauto e di un'arpa ci sembra veramente un po' eccessivo... ma forse, per dirla con le parole del Maestro Pezzullo, è solo che non sopportiamo i più giovani, come loro non sopportano i più vecchi.

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



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