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Krámpack

1h 30'

Regia: Cesc Gay



L’estate dell’adolescenza: di questo tema fragile e infinito Kràmpack è uno degli affreschi più autentici degli ultimi anni. Due amici: Dani e Nico; due sorelle: Elena e Berta. I giochi in spiaggia, l’alcool, i balli notturni, la nausea del mattino, le roulotte dominate dalle zanzare, i pasti disordinati, gli addii alla stazione. I viali alberati di una città balneare di provincia, da percorrere in bicicletta alla ricerca dell’unica persona importante tra milioni. La voglia che tutto avvenga velocemente e il costante terrore di perdere tempo. Essere liberi e non sapere cosa farsene, sentirsi adulto e scoprire che i veri adulti fanno ancora paura. Delusioni che restano undici mesi in incubazione: "L’estate scorsa non ci siamo visti quasi mai..." è il rimprovero dolce e rassegnato che Elena fa a Dani quando lo rivede. Amicizie e affetti che bruciano quattro settimane all’anno, eppure più insostituibili e veri di tutti quelli a cui sapremo abituarci nel resto della vita.

I ragazzi di Cesc Gay hanno troppa fretta per essere coerenti (o, peggio, moralisti). Per Dani l’omosessualità non è ancora una scelta, non è ancora la strada che indirizzerà e magari sconvolgerà una vita; ma una possibilità tra le altre, da sperimentare curioso e con meticolosa urgenza. Dani ama Nico, e pur di non perderlo corre da Elena e le rivela che Nico è gay. Elena un po’ ci crede e un po’ no; va lo stesso a letto con Nico, ma "restando solo amici", perché tra pochi giorni tornerà il suo fidanzato dal militare. E alla fine Berta, delusa dal disinteresse di Dani, dà appuntamento allo stesso Nico per la prossima estate, offrendosi con sconvolgente schiettezza: "Una cosa è mia sorella, una cosa sono io."

Il fascino di Kràmpack (tratto dall’omonima commedia di Jordi Sanchez) è proprio in questa pura fattualità, in pulsioni che si risolvono prontamente in azioni: una "sfrontatezza candida" che risulta assai più viscerale di tante scostumate farsacce d’oltreoceano come American Pie o Scary Movie, dove l’erotismo sembra abbandonare ogni vecchia censura, a patto però di nascondersi dietro l’alibi della parodia. Ruvidamente europeo come i migliori racconti sull’argomento (L’Età Acerba di Téchiné, Fucking Amal di Lukas Moodysson, Beautiful Thing di Hettie McDonald), Kràmpack esplora il sesso senza alcun preliminare, senza scrupoli anteriori o pentimenti successivi: resta solo il desiderio impellente di farlo accadere, di passare da un’idea ormai ossessiva a una banale realtà, buona o cattiva che sia. Poi ci sarà l’autunno (dell’anno, della vita) per ragionarci sopra.

© 2001 reVision, Dante Albanesi



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