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Kippur2h 03'
Regia: Amos Gitai Le stringenti convergenze di politica mediorientale sono l'ampio boccascena che rende la
rappresentazione di Kippur drammaticamente attuale. E spiegano il continuo bisogno di rileggere il proprio passato,
avvertito all'unisono (ma con intenti diversi) da un popolo e da un regista che di questo popolo fa parte.
Il cinema di Gitai da lunga posa č cinema di riflessione sul "ceppo israelita", sull'appartenenza-non appartenenza ad una terra
e ad una cultura. Impetuosamente diretto sui miti (Il Golem), le tradizioni (Kadosh), o le ferite ancora aperte. Difficile dire se il breve, lancinante conflitto del Kippur, combattutosi nel 1973, abbia per Israele lo stesso valore che il Vietnam ha avuto per gli Stati Uniti. Certo, l'establishment non č soddisfatto di questa memoria redatta da Gitai. Memoria in prima persona, che traspone su un piano finzionale l'esperienza del cineasta, combattente e gravemente ferito in quella guerra-lampo. Un diario differito, da molto tempo in gestazione, che cerca di restituire l'immediatezza e allo stesso tempo l'intensa drammaticitą di quelle ore vertiginose. Che vuol essere allo stesso tempo war-movie e pamphlet, attualitą e storia, cronaca e saggio. Lo stile č indiscutibile. Pochi sanno affidare al cinema il compito di impostare discorsi complessivi come Gitai. Nella spire sinuose dei ritmi blandi Kippur trova la forza di voltarsi indietro, e di far parlare le immagini come pagine di un libro. Il fascino porta perņ guasti lą dove č l'urgenza del racconto a diventare necessaria. Le due ore di durata stonano nei momenti in cui brevitą e concisione si sarebbero dovute imporre come misure del racconto. Gitai incorre in ripetizioni e involuzioni, e la forza vibrante della "prima persona occulta" che sottintende tutto il film s'impaluda di non richieste tortuositą. Il difetto pare connaturato all'opera dell'autore, spesso incapace di delimitare i confini. In Kadosh era mitigato da una ferma convinzione del dolore. In Kippur esplode invece sulle ali dell'eccitazione di un evento dalle emozioni ancora palpitanti, di un'evocazione da troppo tempo in gestazione. Risultato confuso, a tratti appassionato, a tratti noioso. I grandi autori non si smentiscono mai. © 2000 reVision, Riccardo Ventrella |
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