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Killing Words

Palabras Encadenadas - 1h 29'

Regia: Laura Maną



Laura Maną č una giovane regista di Barcellona alla seconda esperienza nella direzione di un lungometraggio, che stupisce il suo pubblico con Palabras Encadenadas (Killing Words), un thriller psicologico teso e serrato, claustrofobico e intelligente, dal gusto atipico, compiaciuto nella sua struttura stratificata, concepito come un gioco di scatole cinesi. Sciarade e trabocchetti sono la sostanza di una tragicommedia delle parti che non lascia respiro; tattica e strategia fanno il cuore di una messa in scena in cui i ruoli di vittima e carnefice si invertono continuamente. La narrazione prende avvio dalla visione di una cassetta in cui un uomo apparentemente molto sereno confessa di essere colpevole di un omicidio. Il filmato si interrompe bruscamente e lo schermo nero del televisore riflette, senza pietą, l'immagine di una donna legata ad una sedia. Si tratta di Laura, giovane ed affascinante psichiatra, sequestrata in uno scantinato da Ramon, il solido ed intenso Dario Grandinetti di Parla Con Lei, l'uomo appena visto nel video. L'ombra del carnefice incombe terrorizzante su di lei, le sue parole sono pietre contro lo specchio della sua sicurezza, la morte sembra un destino certo.
Nei primi minuti di proiezione, duri ed efficacissimi, si respira l'acre tanfo dell'umiliazione della vittima, calpestata ed annullata nella sua dignitą di donna e di essere umano e non si vede altra chiave di lettura che il gioco del gatto col topo, nel procrastinarsi oltre misura della tortura psicologica cui Laura č sottoposta. Ben presto, perņ, ci si rende conto che l'intento di Ramon č diverso dalla volontą di sbarazzarsi di Laura e ci si fa prendere dal ritmo incalzante di una sfida perversa tra i due che rivelerą goccia a goccia i legami fra i protagonisti. Colpi di scena spiazzanti sconvolgono volutamente e ripetutamente gli eventi impedendo di comprendere, fino alla scena finale, dove alligni la follia, dove il tarlo marcescente della patologia mentale, dove l'innocenza... Mistificazione dei dati e arzigogolo impenetrabile si mescolano in una narrazione complessa che fa dimenticare la natura teatrale dell'opera, affidata a quattro attori che si muovono in due ambienti appena, facendone prodotto cinematografico. Le "Parole incatenate" del titolo sono il gioco in cui si sfidano i duellanti, il pretesto per un mercimonio aberrante che mette sul piatto beni indisponibili come la vita e l'integritą fisica, ed allo stesso tempo sono il ritmo di una pellicola fastidiosa per intenzione ed interessante per costruzione. Montaggio alternato fitto e colonna sonora artatamente furba arricchiscono la vis dell'impatto emozionale ma l'autocompiacimento nel rompicapo e il gusto dell'inganno ai danni dello spettatore mortificano l'interesse della visione dopo i primi entusiasmanti venti minuti di proiezione.

© 2004 reVision, Elisa Schianchi