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Kansas City1h, 45' Presentato all'ultimo Festival di Cannes ed in anteprima nazionale nello scorso luglio ad Umbria Jazz, Kansas City è il trentunesimo film di Robert Altman, il film con cui ritorna nella città in cui è nato, immergendola nella musica che ha reso famosa Kansas City ed i suoi musicisti: il jazz. Ma non aspettatevi un nuovo Nashville. Qui la musica è bellissima, coinvolgente e presente in maniera costante, ma l'effetto finale è che sia sempre un po' troppo di sottofondo .
La vicenda si svolge a Kansas City nel 1934 durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Mentre tutta l'America era sconvolta dalla Grande Depressione, questa città, controllata per un decennio da una figura con pochi scrupoli, "Boss" Tom Pendergast, era un oasi felice dove era possibile arricchirsi in modo più o meno lecito e dove, nonostante il proibizionismo, i locali non chiudevano mai ed il jazz non cessava di suonare per tutta la notte. In questa strana commistione di politica e criminalità si muove Blondie O'Hara che, tentando il tutto per tutto pur di salvare la vita al marito, piccolo delinquentello bianco che ha cercato di truffare un gangster nero, rapisce Caroline Stilton, donna dell'alta società, schiava del laudano, moglie di uno dei consiglieri politici del presidente Roosevelt, per proporre un improbabile baratto: la vita di lei in cambio dell'interessamento di Henry Stilton e delle sue conoscenze. Se Kansas City, per quanto bello e girato molto bene, risulta nell'insieme un po' freddo, i suoi interpreti ci offrono veramente quanto di meglio ci si possa aspettare. Jennifer Jason Leigh (attrice ormai sempre più completa ed apprezzata, vista ultimamente nel poco convincente Georgia) è una Blondie decisa e stralunata. Miranda Richardson (Caroline Stilton) è semplicemente perfetta così come il boss di colore di Harry Belafonte.
Ed insieme a loro la musica. Altman è riuscito a riunire alcuni fra i migliori interpreti del jazz di oggi per ricreare l'atmosfera incredibile che si respirava nella Kansas City di sessanta anni fa. Musicisti che riuniti in una continua jam session hanno ridato vita alle composizioni di Lester Young, William Count Basie e moltissimi altri, reinterpretandole a modo loro e ritrovando l'esatta energia di quegli anni, ben lontano quindi da una semplice esecuzione di vecchi classici. © 1996 reVision, Carlo Cimmino |
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