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K 19K-19: The Widowmaker - 2h 12'
Regia: Kathryn Bigelow K 19 è l’inversione dello sguardo filmico, il ribaltamento della prospettiva. Una vicenda che parla di eroi, di uomini veri, veri
atti di eroismo che si sviluppano dall’altra parte. Non i cow boy dei film western, i marines e gli aviatori coraggiosi dei film di guerra ma un gruppo di sommergibilisti
russi e comunisti fieri di essere entrambe le cose.In pieno clima da Guerra fredda, siamo nei primi anni '60, la marina sovietica decide di rispondere allo strapotere americano sui mari varando una nuova serie di sommergibili. Macchine da guerra capaci di colpire il suolo degli Stati Uniti con testate nucleari partendo dalla profondità dell'oceano. Il K 19 è il capostipite di queste nuove armi. Il comando del sottomarino è affidato al comandante Vostrikov (Harrison Ford) che succede al comandante Polenin (Liam Neeson), ridotto al rango di vice dopo aver contestato lo stato precario del sommergibile e la pericolosità della missione affidata al suo equipaggio. Nonostante gli infausti presagi e le oggettive difficoltà legate allo scarso grado di affidabilità del natante tutto sembra inizialmente procedere per il meglio. Un nuovo incarico segreto, avvicinarsi alle coste americane, mette irrimediabilmente in crisi lo stato del vascello già duramente provato dalla missione di addestramento. Un malfunzionamento al reattore nucleare proprio a pochi chilometri da una base navale NATO rischia di far scattare la scintilla per l'esplosione della terza guerra mondiale. Si accentua così lo scontro di personalità tra i due ufficiali della marina sovietica spinti verso un conflitto personale e storico dalle incerte e catastrofiche conseguenze. Lo spirito di sacrificio, la dedizione al dovere e l'amore per la propria patria mostrati dai marinai sarà in grado di trasformerà un manipolo di uomini in veri e propri eroi. Eroi da piangere sulle tombe o dai quali imparare valori che vanno ben al di là di una semplice cortina di ferro. La vicenda portata sullo schermo dalla Bigelow è liberamente ispirata ad un fatto realmente accaduto. Questo riferimento diretto alla storia con la S maiuscola è particolarmente importante in quanto capace di creare una maggiore emotività nello spettatore, costretto in un certo senso ad immedesimarsi con i personaggi che si muovono sullo schermo. L’alternarsi tra la storia con la S maiuscola e la storia intima, la vicenda umana, che viene a crearsi all’interno della scatola metallica rappresenta uno dei punti di forza del film. Lo spazio claustrofobico e ben limitato del sottomarino, la formula ormai ben oliata dell'uomo normale in situazioni straordinarie, non fanno che aumentare il grado di empatia tra personaggi e platea. Il vero duello che si svolge all’interno della pellicola, il duello mitico che sovrasta quello tra gli uomini dell’equipaggio, è lo scontro tra l’uomo e la macchina, tra le varie sfaccettature dell’animo umano e la ruvida compattezza del mezzo meccanico. Dopo aver stabilito, consolidato e sapientemente sfruttato questa dicotomia il film vira improvvisamente, perché l'interesse della pellicola non è per la Storia ma per la storia. Le vicende che si svolgono all'interno del sottomarino, l'evolversi dei rapporti di forza tra i membri dell'equipaggio, in particolare il difficile rapporto tra i due comandanti, sono il vero centro narrativo dell’ultima parte del film. K 19 è principalmente una storia di uomini che grazie al loro coraggio, al loro spirito di sacrificio sono in grado di costruire la Storia con la esse maiuscola. La Storia è fatta dagli uomini e non viceversa. Indipendentemente dalle posizioni politiche, geografiche, ideologiche o religiose. L'uomo, il singolo individuo, è il solo artefice
del suo destino. Per ben due volte all'interno della pellicola questo credo viene a manifestarsi apertamente. Un primo no deciso a lasciarsi trascinare dagli eventi, dalla Storia,
arriva dal diniego del capitano Polenin a santificare l'ammutinamento del suo equipaggio nei confronti del nuovo e sino ad allora incauto comandante Vostrikov. E' proprio questo
il momento più interessante del film, lo scontro tra i due litiganti che si chiude in maniera sorprendente, lontano da tutti gli stereotipi del cinema di guerra, e di quello
con protagonisti i sommergibili in particolare. La sorpresa dello spettatore, sino ad allora coccolato dalla prevedibilità dello svolgersi degli avvenimenti, conferma la piena
risuscita del colpo ad effetto. La seconda opposizione, il secondo momento di resistenza del film, si manifesta nel momento in cui tutto lascerebbe intuire la facile resa dell'equipaggio russo, ormai stremato e in pericolo di vita per le radiazioni, ai "buoni" marinai americani. Per la seconda volta il film esce dalle convenzioni, gli americani sono il nemico militare ed ideologico, arrendersi a loro e consegnare il vascello fantasma carico di tecnologia e di orgoglio sovietico alla marina statunitense equivarrebbe a morire. Meglio allora una morte onorevole ad un infamante resa, una vera e propria capitolazione militare, ideologica e politica. Il finale scontato e fortemente mieloso, dopo l'arrivo di un sommergibile amico e il ritorno in patria, solo in parte offusca il valore rivoluzionario di un lungometraggio nato con tutti i crismi del blockbuster e che mostra, o meglio evita persino di mostrare, i soldati americani come nemici. Soldati americani visti come avversari relegati ad uno sfondo incerto, lo svolazzare di un elicottero e la figura incerta di una nave da guerra, soldati russi assurti al ruolo di eroi positivi capaci di sacrificare sé stessi per la patria, i compagni, l'onore. Una piccola rivoluzione all'interno di un film altrimenti considerato kolossal. © 2002 reVision, Fabrizio Pirovano |
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