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K

2h 15'



K è un film interessante. Forte, per essere un film francese. Frastagliato e imperfetto come solo un film francese, sa essere. E’ forse un po’ troppo confuso, complicato soprattutto dallo sviluppo spionistico - poliziesco che appesantisce una storia umana tragicamente semplice. Due persone, due giovani europei, un uomo e una donna, ebreo francese lui, tedesca, figlia di un nazista della specie piu’ depravata, lei, si ritrovano a doversi violentemente scontrare con gli orribili fatti "storici" perpetuati dai nazisti ma che vanno ad intrecciarsi, per entrambi, con la loro infanzia, le loro vite familiari, i loro affetti piu’ vicini. L'impatto con la storia è di quelli davvero traumatici, una storia che peraltro, i due , non hanno mai conosciuto direttamente. Il padre della ragazza si scopre un incallito assassino delle SS coperto per 40 anni da una fama di comunista super ortodosso, costruita alla perfezione. Un vecchio rigattiere di Parigi, che per 20 anni ha fatto da padre al protagonista, era in realtà un compagno di atrocità del padre della ragazza. Lui indaga sulla morte del funzionario comunista avvenuta a Parigi, arriverà a Parigi dove conoscerà la figlia. Da qui, seguendo le fila di un traffico di opere d’arte trafugate ad ebrei, i due arriveranno alle loro rispettive atroci verità.

Isabella Ferrari e Patrik Bruel recitano in maniera minimalista, tanto da far quasi sbiadire i due personaggi sullo sfondo di una storia lunga e confusa, ma, è questo, un film europeo utile per un'Europa che sembra stia finalmente per unificarsi e che voglia allontanarsi il più in fretta possibile da quel passato che la ha affogata nel sangue e nella vergogna. Questo film mette nelle nostre vite "moderne" e "superorganizzate" lo spettro di un nazismo, da alcuni nostri concittadini europei ancora minimizzato (nel film si vede Le Pen che va in visita nella Bagdad di Saddam Hussein) e da molti più o meno consapevolmente ignorato.
Parigi e Berlino, le due città del film, potrebbero essere qualunque città d'Europa. Un'Europa che in quest'ultimo scorcio di secolo non è solo una moneta unica ma anche un unico passato comune, anche tremendo come quello raccontato da Arcady.

© 1998 reVision, Simone Porrovecchio



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