![]() |
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
||
![]() |
Judy Berlin1h 34'
Regia: Eric Mendelsohn È prassi consolidata quella di spendere parole in gran numero all'affacciarsi sulla scena di un nuovo regista, o di un
nuovo interprete. Più raro è il dedicare attenzione alle realtà produttive o distributive. La Key Films è uno dei nuovi soggetti che da questa stagione si
sono affacciati nel difficile mondo di chi i film li fa circolare. Animata da Kermit Smith, fresco di separazione della Lucky Red, vanta un listino di sicuro
interesse. Già in rotazione Getting To Know You, proporrà il nuovo Leconte in bianco
e nero (La Ragazza Sul Ponte) e l'atteso Kaurismaki "muto" di Juha. Per adesso, trova nell'inesauribile serbatoio del Sundance un film di presa
sicura. Complesso, difficile forse nel suo approccio allo spettatore, come già accadeva per Getting To Know You.
Mendelsohn, anche lui, è praticamente un esordiente (se si trascura un precedente del 1992), con alle spalle un curioso passato di assistente costumista per
Woody Allen. Eppure deciso nell'edificare un impianto narrativo di grande suggestione, di una bellezza sottile e quindi talora sfuggente, che getta uno
sguardo sulla devastata fragilità umana.
L'ambientazione è quella dei suburbi newyorkesi, in un giorno nel quale il sole sarà oscurato da un eclissi. Dove Judy, una donna piena di speranze ed ideali, affonda goffamente nel vuoto di una comunità inerte e priva di stimoli. Nella quale David torna fuggendo dalla California, sconfitto dai rovesci finanziari. Che lascia muovere per le sue strade casalinghe frustrate, insegnanti senza futuro, aspiranti attrici, un demi-monde privo di senso dell'orientamento e sempre "lontano da dove". L'allontanarsi della luce, il trapasso lento tra l'autunno e l'inverno farà incrociare le vite di ciascuno di loro, nel vuoto sobborgo di Babylon, Long Island. E le conseguenze saranno non reversibili. Se l'intrecciare piani e
momenti narrativi non può dirsi un modus operandi inedito, desta sicuramente ammirazione la modulabilità e la leggerezza del tono con cui l'operazione è
condotta. C'è una melanconia sotterranea, un freno occulto che regge le sorti di tutta la vicenda, e tiene l'occhio di chi guarda sempre avvinto. Un
incedere distratto e ricco di angoli, che propone svolte e digressioni anche non previste. Lentamente, il sipario si apre su scenari sempre più surreali,
indotti dall'avanzare inesorabile dell'eclissi. Più la luce sparisce, più i cuori si aprono, e l'accidia sentimentale evapora. Il bianco e nero,
rischioso come marchio stilistico ma di sicuro effetto quando usato con raziocinio, aiuta decisamente a suggerire un'atmosfera indefinita, resa più
cupa da una colonna sonora che esplora le frequenze più basse. Judy Berlin agisce come un cacciavite impegnato ad aprirsi un varco in un legno
tenace e resistente. Partenza lenta, discesa non agevole ma inarrestabile, approdo sicuro, tenuta garantita. Le periferie trasformate in uno strano e
desolato pianeta, i cui abitanti si cercano, per trovarsi grazie ad un fenomeno naturale carico di mistero. Un film che non lascia indifferenti.
© 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
|
|
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
|||