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Jerusalem2h 48' Il fanatismo religioso, gli arringatori, i trascinatori di folle esistono da sempre, e le
sette, i suicidi di massa, le stragi compiute in nome di un Dio assetato di sangue, continuano tuttora a fare notizia, con dietro,
a tirare i fili, quasi sempre uomini senza scrupoli, a loro volta assetati di potere e di denaro. Ma a questo tipo di fanatismo
ne corrisponde un altro, non meno pericoloso, alimentato dalla credulità, dalla buona fede, dalla speranza di salvezza riposta
nella sola preghiera e nella comunità chiusa, al riparo dalle tentazioni e dai contatti con il mondo esterno. Ed è proprio a
quest'ultimo che rivolge il suo sguardo Bille August, al cammino di fede effettivamente compiuto da un gruppo di contadini
svedesi sul finire del secolo scorso alla volta di Gerusalemme.Tratto dall'omonimo romanzo del Premio Oscar Selma Lagerlof, Jerusalem, al tempo stesso storia epica di rapporti umani e di grandi amori, segna il ritorno del regista scandinavo, dopo l'infelice parentesi de La Casa Degli Spiriti e Il Senso Di Smilla Per La Neve, alle atmosfere raccolte ed intimiste che lo hanno reso famoso fin dai tempi della Palma d'Oro e dell'Oscar conquistati con Pelle Alla Conquista Del Mondo. E' la saga familiare degli Ingmarsson, da sempre punto di riferimento e guida spirituale, di generazione in generazione, per gli abitanti del piccolo villaggio nordico. Questa volta, però, quando il vecchio Ingmar muore in un incidente, il piccolo Ingmar ha solo dieci anni, la fattoria viene portata avanti da Karin, sua sorella maggiore, e dal marito alcolizzato, e la comunità rimane abbandonata a sè stessa, cominciando a rifugiarsi nella fede, nella preghiera, nella personale ricerca di Dio, al di fuori dei canoni consolidati e degli schemi della Chiesa. Fertile terreno, quindi, dove le suadenti parole di un abile predicatore non faticano ad attecchire: il suo nome è Hellgum, arriva dall'America e porta con sè gli estremismi di cui, specialmente sul finire del secolo, nella convinzione della fine del mondo ormai prossima, si nutrono gli insicuri. Karin è la prima a seguirlo, la fattoria degli Ingmarsson diventa la casa di tutti gli hellgumiani ed il loro numero aumenta sempre di più. Fino al giorno in cui Hellgum espone il suo piano, lasciare quella terra per raggiungere la città santa di Gerusalemme e lì unirsi alla colonia religiosa della signora Gordon. E mentre i fedeli vendono tutti i loro beni per poter finanziare il lungo viaggio, ecco ritornare Ingmar, ormai uomo, e lottare per i suoi compaesani, la sua fattoria, il suo unico amore, la bella Gertrud, fra ansie, errori, tradimenti e tentativi riparatori. Ma nel suo scandagliare l'animo umano, nel suo peregrinare verso la Terra Santa, Jerusalem
non riesce ad affascinare nemmeno per un attimo, se non con la sua splendida fotografia di paesaggi incontaminati sferzati dal
gelo e contrapposti all'infuocata sabbia d'Africa, confermando ancora una volta il nostro giudizio nei confronti del cinema
di Bille August che, sia pure fra alti e bassi, rimane vuoto e glaciale, scevro di qualsiasi emozione o parvenza della stessa,
se non risultando involontariamente forzato e talora sfiorando addirittura il ridicolo. Qui, poi, ogni sensazione risulta
rafforzata dall'eccessiva durata e dalla struttura stessa della narrazione; si tratta, infatti, come già era stato per Con
Le Migliori Intenzioni, di una produzione della televisione svedese ed il risultato finale ha tutto il sapore dello sceneggiatone
pensato e realizzato per il piccolo schermo, perfetto se visto in casa, un episodio dopo l'altro, ma insostenibile se sorbito
nella sua interezza nel buio di una sala cinematografica, mentre fra dolori e sofferenze, morti e malattie, sciamani, nuovi Cristi
che camminano sulle acque, tare ereditarie ed amori disperati non si può fare altro che aspettare che la parola fine torni a
rischiarare i nostri volti.
© 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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