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Jeepers Creepers

1h 30'

Regia: Victor Salva



Chi ama, odia. E mai credere che i cercatori di giustizia possano trovare la ricompensa che meritano. Jeepers Creepers sembra giocare sui rovesciamenti, sulle ingenue proiezioni che così spesso scegliamo di scambiare per la vera realtà e sulle smentite che la realtà non manca di proporre anche di fronte ai teoremi moralmente (moralisticamente?) più ineccepibili.
Ma c'è qualcosa d'altro. Jeepers Creepers gioca soprattutto sul timore che il mondo sia soltanto un sogno condiviso, che può infrangersi in ogni momento, riservando sorprese che non sapremmo se definire spiacevoli o semplicemente disturbanti, lesive della dignitosa avarizia dei nostri sguardi opachi sul mondo. Trish e suo fratello Darry stanno tornando a casa per le vacanze estive quando improvvisamente la loro auto è sorpassata da uno strano camion, che dà inizio ad uno spericolato inseguimento. E' solo l'inizio di un viaggio nel terrore più vertiginoso, dal momento che il guidatore del camion si rivela essere un pericoloso serial - killer, Jeepers Creepers, alla ricerca di nuove vittime.
Questo per dire che i codici fondanti l'horror meno visionario, più materialisticamente riferito ad una realtà che è quella dei pensieri guidati, condizionati, malati di un serial - killer che opera il male per incapacità di vedere oltre se stesso, oltre la necessità che sembra muoverlo, sono in fondo rispettati. Eppure sarebbe un errore e anche piuttosto grave fermarsi alla lettera del racconto, ai codici esibiti non capendo che un horror come Jeepers Creepers ha bisogno di ben altro per distillare il male sottile che contiene al suo interno.

A ben vedere, Jeepers Creepers ci dice innanzitutto che la realtà riserva continuamente sorprese e che queste sorprese hanno a che fare soprattutto con la scoperta della cosiddetta "altra parte", con l'entrata in quel mondo parallelo dove quello che si è è il frutto di una intelligenza collettiva, che non sa o non vuole distinguere tra ciò che si muove di fronte ai propri occhi e quei soggetti inevitabilmente "mutanti", quelle forze sottili che è facile evocare quando si è distratti dal proprio cammino di crescita interiore, quando si è attori di un gioco deciso altrove, per fini che ci è difficile o addirittura impossibile decifrare.
Jeepers Creepers, insomma, andrebbe interpretato come la concrezione reale e insieme falsa, inevitabilmente sviante di proiezioni che ci parlano di un mondo sottoposto ad un divenire che non si conosce in quanto tale, ma in quanto somma di desideri, di interessi alla ricerca di un contenitore materico in grado di dare una (falsa) realtà a ciò che non può essere altro che ricerca di una estensione, quasi di un ispessimento di codici che non sanno fin dove è possibile spingersi, quali confini si sono superati e quali confini rimangono ancora da superare.
Tutto questo per dire che se l'identità di Jeepers Creepers non è chiarita in alcun modo, se il contesto che sembra quasi evocarlo non ha dinamiche psicologiche certe e ordinate da proporre e nemmeno censure, rimozioni da ricordare, non rimane altro da fare che resistere alla vertigine nella quale si è precipitati, ben sapendo che quello che si è, quello che si fa (penso in particolare ai due giovani protagonisti, a Trish e Darry) descrive tracciati emozionali che rimandano inevitabilmente ad un mondo perduto, ad una memoria che come la canzone dedicata a Jeepers Creepers vive del nostro desiderio d'ordine, della nostra volontà di spezzare quanto appartiene alla dimensione dell'inautentico, dove la nostra identità appartiene alla chiacchiera, al si dice, al si pensa.

© 2002 reVision, Marco Marinelli



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