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Italiano Per Principianti

Italiensk For Begyndere - 1h 38'

Regia: Lone Scherfig



L’autenticità è la misura dominate di questo film (Dogma ‘95 numero dodici), nella figurazione che rifiuta la forma come pura e semplice espressione di uno spazio estetico. O meglio la nuova estetica delle immagini danesi tenta di (ri)fondare il livello etico morale della visione. Tra gli elementi riconducibili a questo stile la marginalità delle "piccole" storie. Non si tratta di seguire il vero, ma di parodiarlo, attraverso un percorso che cuce eventi quotidiani e ridicoli, intrisi di quella nullità del quotidiano, che non può farsi mai Storia, perché non costruisce alcuna mitologia e soprattutto si figura al di fuori delle mitologie (come l’immagine marchio Maserati) e delle attrattive dello spettacolo. Cosicché il dogma è riconducibile a un principio di decostruzione di ogni immagine, in primo luogo quella coreografica di ornamento. Il cinema istituzionale (così come l’ha definito Noël Burch: "modo di rappresentazione istituzionale") ci ha abituato ad una serie sempre più fitta di imbarazzanti virtuosismi. Al punto che potremmo teorizzare la necessità nel cinema contemporaneo di immagini irrilevanti. Quella lunga serie di movimenti della macchina da presa che forse qualcuno si è troppo seriamente sforzato di leggere come nuove panottiche dei tempi (vedi soprattutto alcuni saggi a proposito sulla rivista "Segnocinema"), espedienti filmici che nel complesso hanno sancito la vacuità del segno filmico (qualcun altro ha parlato di virtualità). Sarà forse una ossessione personale, ma ancora una volta il titolo ci fornisce un’utile chiave di lettura non tanto metaforica. Principianti in italiano, principianti di una lingua, quindi in qualche modo anche attendibili rifondatori di una comunicazione, che deve ricominciare, dall’inizio, dai primi mattoni, per ritornare forse semplice ed autentica. I principianti imparano pochi vocaboli e quelli usano stabilendo una comunicazione immediata, anzi essenziale, proprio perché fondata sulle prime esigenze di comprensione reciproca. Quando si impara una lingua occorre conoscere i fondamentali rudimenti. C’è forse un suggerimento implicito in tutto questo?

Italiano Per Principianti non è una commedia "carina" sui sentimenti, ma un viaggio attraverso la viscosità dei rapporti umani, nella nebulosa ambiguità di una definizione di essi, dalla quale si può certamente inferire una condanna, la condanna del rituale quotidiano. Dall’altra parte anche la Fede, la presenza di Dio, si costituisce esclusivamente come fatto umano. Il pastore Andreas infatti dice che la presenza di Dio dipende dalla fede dell’uomo. Se l’uomo non crede, Dio non esiste. Ed è una constatazione che regala automaticamente all’uomo la libertà di scelta nella propria singolare ed intima esistenza. Dicevamo viscosità dei rapporti umani, impossibilità di chiarezza, anzi una incessante incomunicabilità (tanto da sembrare uno scontro tutto nordico alla Bergman), sentieri tortuosi del pensiero e della parola. Per esempio il rapporto tra genitori e figli, venato da un continuo sentimento sadomasochistico, per cui ognuno sopporta l’altro, tollera angherie di ogni tipo che nascondono meccanismi affettivi indecifrabili. Quasi che i rapporti familiari e non si costruiscano quei meccanismi nevrotici, attraverso serie automatiche, dialoghi che si ripetono sempre uguali per decine di anni. E perfino alcune menzogne, mezze leggende, come quella della madre di Karen, che il padre ricorda italiana e cantante d’opera di gran talento.
Il massimalismo dell’intreccio è in perfetto accordo con l’uso pervasivo dei primi piani, una concentrazione quasi aliena, rispetto alla consuetudine dei campi lunghi cartolina di molto cinema contemporaneo. La rifondazione di questo spazio minimale, da principianti, non può che passare per la densità dei volti, gli sguardi, la parola, e naturalmente anche i silenzi. C’è una penetrante ironia, quasi una sorniona vergogna nel rappresentare storie tanto volgari, corpi anche brutti, è un sentimento ribaldo di chi propone questa nuova oscenità dell’immagine, e ha perfino una ulteriore battuta per canzonarla, per rendere ancora più umiliante e umiliata la posizione di alcuni personaggi, nonostante l’epilogo ottimista e assurdamente rassicurante rispetto alle precedenti immagini crude e ciniche.

© 2002 reVision, Andrea Caramanna