![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
The Island2h 15'
Regia: Michael Bay 2019. Immense città sotterranee producono in gran segreto gli "agnati", perfettissimi cloni umani convinti di essere scampati da un’epidemia planetaria che ha
reso inabitabile il resto della Terra. Si tratta però soltanto di ricordi indotti: in realtà, la loro unica ragione di esistere è rimpiazzare gli organi malandati dei
loro "gemelli" umani. Ma tra migliaia di cloni sereni e inconsapevoli, il giovane Lincoln 6 Echo (il Presidente che abolì la schiavitù: capita la metafora?) comincia ad
avere dei dubbi. E assieme all’amata Jordan 2 Delta, si lancerà in una rocambolesca fuga...Se Armageddon e Pearl Harbor non erano altro che stupidi giocattoloni, The Island denota almeno nella prima parte un discreto piglio narrativo, impreziosito da un piacevole retrogusto anni ’60-70: tutine bianche attillate da Star Trek, crucci esistenziali da L’Uomo che Fuggì dal Futuro, regimi isolazionisti da La Fuga di Logan, supervisioni occulte dall’indimenticata serie TV Il Prigioniero (e c’è anche un pizzico di Borges in questa imperscrutabile Lotteria che domina i destini). Ma nella seconda parte, dall’evasione dei protagonisti, riemerge il solito Michael Bay e tutto si fa ralenti, bagliore, montaggio subliminale, picchi sonori e carneficina di auto, aerei e motori assortiti: una specie di Ridley Scott iperteso che bada solo a ritmi e stordimenti, abbandonando per strada ogni verosimiglianza d’intreccio. Così, a Lincoln basta prendere la prima scala a pioli e sollevare la classica botola per scoprire tutto l’inganno. Segue l’inevitabile "spiegone", che solo la verve comica di Steve Buscemi riesce a non rendere pesante come un macigno. Da qui si scatena la caccia ai fuggiaschi, ma appena vediamo che il capo dei cattivi è Dijmon Hounsou (il nero che partecipò alla rivolta degli schiavi in Amistad e soccorse il gladiatore Russel Crowe: chiara l’allusione?), sappiamo che al momento giusto passerà dalla parte dei buoni. E il già visto prolifera anche a livello scenografico, giacché ogni volta che un film ha a che fare con mondi paralleli e memorie artificiali (Old Boy, Apri gli Occhi, Matrix, fino a Blade Runner), prima o poi finisce in bilico su un grattacielo: siamo ormai di fronte ad un vero e proprio "luogo deputato" della fantascienza, come il gran canyon per il western. The Island è un ibrido curioso e forse neanche del tutto programmato. Tutta la mezz’ora finale ripudia ogni fanta-filosofia e vira decisamente su un fracasso poliziesco
stile Jerry Bruckeimer (che Michael Bay conosce bene). Non a caso, la scena con i due Lincoln sotto il mirino dei sicari e il risaputo batti-ribatti "Uccidete lui, io sono
quello vero! / Macché, quello vero sono io!", è uno scioglimento tipico da film di spionaggio. Eppure, quando ormai non ci aspettiamo più nulla, un’idea strepitosa ci rinfranca.
In fuga dopo chilometri di deserto, Jordan/Scarlett Johannson si ritrova per la prima volta in una città; è smarrita tra luci, traffico, rumori, quando ad un tratto rimane
attratta... da una pubblicità: quella di un profumo di Calvin Klein, interpretata dalla stessa Johannson. Un intricatissimo cortocircuito si consuma: un’attrice viene osservata
dal suo personaggio, che per giunta è il clone di un altro personaggio. Ma allora l’essere umano che attende i suoi nuovi organi è proprio la Johansson reale? E perché mai
un vecchio spot del 2004 viene ancora trasmesso nel 2019? É proprio guardando queste immagini che Jordan scopre che cos’è un bacio: il cinema che impara dalla pubblicità, un’arte
vecchia di un secolo chiede "pezzi di ricambio" alla televisione, perché il suo fascino possa preservarsi intatto (non per niente, il profumo si chiama "Eternity Moment"). Un
semiologo professionista potrebbe delirarci sopra dieci pagine; io però mi fermo qui.
© 2005 reVision, Dante Albanesi |
|