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La rassegna Playbill:Irma Vep Ultimo film di Olivier Assayas, l'anno scorso ospite a Massenzio ed autore nella seconda metà degli anni '80 del bel Desordre, Irma Vep, presente al Festival di Cannes 1996 nella sezione Un Certain Regard, difficilmente potrà piacere incondizionatamente.
Chi sicuramente piacerà è la bella Maggie Cheung, star del cinema di arti marziali di Hong Kong, che viene chiamata a Parigi dal regista Renè Vidal (un come sempre bravo Jean-Pierre Léaud) come protagonista del remake del film muto I Vampiri. Senza parlare una sola parola di francese, Maggie affronta la lavorazione del film con grande impegno, ma le difficoltà produttive sono pressappoco irrisolvibili. Irma Vep, anagramma di vampire, si regge su basi ben poco solide e scorre quasi indifferente fino alla fine. E' più che altro un film per cinefili, su cinefili, che prende in giro altri cinefili... L'attacco è, ed è ovvio, ai nuovi critici cinematografici francesi che inneggiando a John Woo rinnegano i classici del passato, ma la nouvelle vague è ormai lontana. Ci restano comunque un'apparizione dell'ottimo Lou Castel (per chi non lo aveva visto invecchiato in La Naissance de l'Amour di Philippe Garrel o in altri film è di sicuro una bella sorpresa) e, per chi apprezza questo genere di cose, una sequenza finale in bianco e nero, stile vecchio film, con i fotogrammi graffiati a creare effetti più vicini ad altre forme di arti visive. Ma forse è poca cosa. © 1996 reVision, Carlo Cimmino |
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