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Iris1h 30'
Regia: Richard Eyre Iris è scrittrice e filosofa. Per lei le parole sono molto importanti, ogni dialogo diviene espressione di concetti profondi, anche
semplicemente dire "passami la salsa" è motivo d'analisi. Iris è Iris Murdoch, autrice di una ventina di romanzi nell'Inghilterra a metà dello scorso secolo, morta nel
1999 a causa del morbo di Alzheimer. Perdere progressivamente la capacità di riconoscere le cose e congiungerle con il loro significato, parole utilizzate quotidianamente sin dalla prima infanzia, poi concetti acquisiti con impegno e fatica, magari studiando molto, tanto, sino a farne il proprio lavoro, un'esigenza di vita. Questo è il primo segnale. In seguito e velocemente, ripetere ossessivamente una stessa frase come "è solo il postino", con meraviglia, senza riuscire a coglierne il senso, infine, chiudersi in un mondo senza segni decodificabili dall'esterno, conservando sparuti attimi di lucidità. Questo è l'ultimo segnale del morbo di Alzheimer, inesorabile nello spegnere del tutto l'attività di un essere umano, fino alla morte. Iris Murdoch ci è presentata ormai anziana mentre è colta dai primi invisibili segnali della malattia. Ci è presentata al meglio del suo intelletto. Parallelamente, e così sarà per il resto del film, Iris è raccontata anche da giovane, quando all'inizio della sua carriera esprimeva vitalità e indipendenza senza avvertire un serio ostacolo per lo sviluppo di una vita dedicata interamente al piacere della conversazione, della riflessione, dell'immediato contatto con gli altri. L'incontro con il timido e leggermente balbuziente John Bayley, divenuto in seguito professore di letteratura ad Oxford, è da subito determinato dalla dipendenza di lui nei confronti di una donna che gli appare irraggiungibile, forte e brillante. Su questo si equilibra il rapporto, equilibrio che si mantiene intatto sino all'avvento della malattia. Poi i ruoli si ribaltano, per cui John diviene il punto di riferimento di una Iris indifesa, debole, persa nella nebbia che via via si condensa fino a renderla inattiva. Film noioso, eccessivo nel tentativo di confrontare il prima e il dopo di Iris Murdoch, Iris è una storia d'amore, tratta dalle memorie di John Bayley, che lascia
sullo sfondo, rendendolo un particolare per certi aspetti ininfluente, una malattia che distrugge la vita di molte persone, più di quanto ci potremmo aspettare, e non
solo anziane. Realizzato considerando più il mutamento provocato dal morbo di Alzheimer all'interno del rapporto sentimentale, che non quale causa della terribile e innanzi
tutto individuale metamorfosi della donna, il film si archivia facilmente. Scegliere la storia di una donna intellettualmente molto brillante per convincerci dell'inesorabilità
di un morbo che non prevede a tutt'oggi cure, non basta per colpire le nostre coscienze.Eyre manca di evidenziare i processi che Iris mette in atto inconsapevolmente per esprimersi, elude totalmente la sospensione finanche della sofferenza nelle persone colpite dal morbo in stato avanzato - orribile caratteristica che offre la misura del grave stato di allontanamento da sé -, soprattutto si esime dal raccontare Iris quando non può più raccontarsi - ed in fondo l'Iris che conosciamo è sempre mediata dal racconto altrui. Sono gli altri a soffrire per lei, sono gli altri a dover fare i conti con una persona che ora ha bisogno di sostegno, anche se non è in grado di chiederlo direttamente. Il film, quindi, ruota su John. E' la vita di John ad essere sconvolta, è lui che sembra rifiutare questa Iris insistendo a mettergli in mano carta e penna, perché è lui ad avere bisogno di lei, come è sempre stato. Iris non esiste più se non nei ricordi di quello che era un tempo, non esiste il suo oggi, non esiste per la malattia, non esiste nemmeno per l'attenzione offertagli dal regista, come se un essere ormai quasi inanimato non abbia il diritto di esserci comunque. Solo il talento incontestabile di Judi Dench, la misura con cui dosa il suo temperamento, riescono a tratti a salvare il monotono incedere di passato e presente. Solo una scena si sofferma sui gesti incomprensibili quale ultimo tentativo di comunicazione, quando Iris si trova con penna e fogli sulla spiaggia senza sapere cosa farne, se non trattenere quei fogli uno ad uno con dei sassi per non disperderli nel vento. Sprazzo di lucidità di un regista che non ha saputo o voluto fare di meglio. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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