![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Irina Palm - Il Talento di una Donna IngleseIrina Palm - 1h 42'
Regia: Sam Garbarski Vedendo certo cinema di oggi, soffrendo l’artificiosità pompata per effetti delle nuove
cacofonie in Dolby Digital Surround, viene voglia di rimpiangere l’artificiale armonia, un po’ ingenua, destinata agli spettatori
del muto, quando i film si godevano commentati dalle partiture musicali dal vivo. E questo ci conduce a riflettere sulla musica
come musa ispiratrice delle immagini in movimento, l’effetto di una sintesi magistralmente evocata in una scena di Arrivederci
Ragazzi, capolavoro di Louis Malle nel quale l’allora debuttante Irène Jacob, nei panni di una maestra di pianoforte,
accompagnava davanti allo schermo alcune sequenze di Chaplin–Charlot. Portatori sani di una nostalgia nei riguardi di quella
magica osmosi, ci siamo incuriositi nel verificare Irina Palm – Il Talento di una Donna Inglese, accolto trionfalmente
sia all’ultima edizione del Festival di Berlino (15 minuti di standing ovation) sia, più di recente, al Festival di Torino
battente bandiera Moretti con la direzione artistica, per il concorso, della brava Emanuela Martini.Il film del bavarese, naturalizzato belga, Sam Garbarski ha, tra i tanti pregi, quello di avere per protagonista la grande Marianne Faithfull, musicista sopraffina, reduce sopravvissuta agli eccessi della Swingin’ London, al rapporto con Mick Jagger e al ciclone esistenziale che, da brava artista maledetta, la vide preda di alcol e droghe, rendendola un animale da palcoscenico dalla voce roca e tagliente, presenza carismatica usata da cineasti del calibro di Godard, Kenneth Anger, Jack Cardiff e Tony Richardson. Anche se Irina Palm non è un film musicale, il musicale protagonismo della Faithfull lo permea interamente. E non risulti forzato l’invito a rintracciare assonanze di ritmo e di atmosfera tra questa commedia malinconicamente acre e il capolavoro musicale della divina Marianne, "Strange Weather", album epocale in cui la nostra si avvalse di collaboratori d’eccezione come Bill Frisell, Robert Quine, Lew Soloff, Garth Hudson e Dr. John a favorire la combinazione tra rock, jazz e fusion (con Tom Waits impegnato nella magnifica composizione del titolo, e Dylan ad esibire il suo graffiante talento d’autore con "I’ll Keep It With Mine"). Tornando a Irina Palm e alla sua magnifica tonalità, che cita peraltro quella anni ’70 delle commedie radical argutamente
trasgressive di Hal Ashby e Paul Mazursky, diciamo che il suo robusto impianto ben diretto da Garbarski si regge pure sull’avvolgente
ed ipnotica suggestione della colonna sonora firmata dal gruppo musicale belga dei Ghinzu abilissimi nel mescolare rock acustico
con sonorità noise e groove.La storia offre il ritratto di uno tra i più amari e travolgenti personaggi femminili visti sullo schermo di recente: Maggie, una vedova alle soglie della sessantina, che decide di sbarcare il lunario per procurare i soldi utili al ricovero, in un ospedale australiano, del nipotino colpito da una rara malattia. Col fisico segnato dall’esistenza ordinaria, camminando per le vie di Londra alla ricerca di un impiego adatto alle proprie ormai limitate capacità, la donna s’imbatte in una strana occasione: un "Cercasi Hostess" che campeggia su una vetrina. Maggie, però, non si accorge di essere entrata in un sexy club gestito da un certo Miki (interpretato dallo straordinario Miki Manojlovic, volto prediletto di Kusturica), il quale è subito attratto dalla morbidezza delle mani della donna, adatte all’occupazione proposta, che è poi quella relativa alla difficile ma remunerativa arte della masturbazione su richiesta. Guidata da una giovane ed infelice impiegata del locale, la protagonista impara l’imbarazzante nuovo mestiere guadagnando, col soprannome di Irina Palm, ben più del promesso e divenendo presto "la migliore mano destra di Londra" (apprezzamento ratificato da Miki in persona). Leggendo la trama si potrebbe pensare a una di quelle commediole pruriginosamente corrette e vagamente
esotiche di cui sono pieni i cinema d’essai: niente di tutto questo. La Faithfull nel ruolo di Maggie regala spessore musicale
al film, un’ironia speciale che è la dote delle persone "vissute". Un accento di verità che stempera ogni tentazione di patetismo
ed ogni facile riflesso boccaccesco alla vicenda: si vedano le scene dell’esitante apprendistato della donna (girate con grazia
musicale e con pudore d’altri tempi, usando persino un thermos da caffè per coprire gli intimi rituali con i clienti); o quella
dell’incontro con il nipotino sul letto d’ospedale dove la Faithfull ci regala il suo sorriso sincero. Si noti con quanta realistica
adesione, il regista racconti il pudore della sua Maggie, quando questa si sottrae, attraversando la stazione, all’incontro con
le amiche: un pudore che però cela la calorosa determinazione di chi è consapevole di aver scelto una strada obbligata in nome
dell’amore, e questo al costo di regalare piacere infilando la mano in un apposito buco, a costo di cominciare a voler bene
anche al suo salvatore del sexy club, quel buon diavolo di Miki.La musicale camminata di Marianne Faithfull coincide con il ritmo, molto jazz, di questa commedia che reca la firma, in sede di sceneggiatura, di Martin Herron e di quel Philippe Blasband già autore dei copioni di Una Relazione Privata e La Donna di Gilles (entrambi di Fonteyne) e dell’originale Thomas in Love. Dialoghi alla Billy Wilder sciolto nell’acido corrosivo di Blake Edwards (si veda la scena in cui Maggie rivela alle amiche la sua scelta di vita) per un film girato con una minimalistica accortezza degna dell’intelligenza di un Mike Leigh, in più sostenuto dalla fotografia screziata ed invernale di Christophe Beaucarne. E’ la musicalità dei tempi dell’umano, quella che Irina Palm ci evoca con lo stesso spirito che animò certe leggendarie prove del Free Cinema. E se lo vediamo distribuito nelle sale italiane, questo lo si deve alle musicali intuizioni della Teodora Film di Vieri Razzini e Cesare Petrillo a cui non può che andare il nostro grazie per questo e per gli altri regali di qua da venire. © 2007 reVision, Francesco Puma |
|