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Ipotesi Di Complotto

Conspiracy Theory - 2h 14'



Il classico marchio Warner Bros a pieno schermo, che una carrellata all'indietro ci fa apparire come la pubblicità sulla fiancata di un autobus che si allontana, luci notturne ed immagini riflesse dalle pozzanghere della strada e i credits che scorrono sui vetri di un taxi: titoli di testa originali ed accattivanti che fanno ben sperare. Ma sono sufficienti pochi istanti per riposizionare Ipotesi Di Complotto nella collocazione sua propria, l'ennesima creazione, e questa volta ben poco coinvolgente, di un affiatato terzetto già insieme nella trilogia di Arma Letale: il regista Richard Donner, il produttore Joel Silver e, chiaramente, il protagonista Mel Gibson.

L'idea del complotto ossessiona masse sempre più vaste, che cercano di risolvere così la propria sensazione di impotenza di fronte allo svolgersi degli eventi, e si propaga sempre più rapidamente. Anche Jerry Fletcher (Mel Gibson), tassista newyorchese, ha le sue teorie: terremoti associati al decollo dello shuttle, il fluoruro nell'acqua, la politica monetaria internazionale, la chiesa... e le espone senza sosta ai suoi clienti. Il suo appartamento è una sorta di bunker dove cataloga maniacalmente ritagli di giornale per poi stampare un proprio bollettino e riferire quanto scoperto a Alice Sutton (Julia Roberts), procuratore del Ministero della Giustizia che non riesce a liberarsi di lui in alcun modo. Jerry è un paranoico, ma improvvisi squarci nella sua mente rivelano ricordi di un passato oscuro e terribile che non riesce a mettere a fuoco. L'assassinio del padre e le insoddisfacienti spiegazioni ufficiali sulla sua morte ossessionano, invece, Alice da anni.
Quando Jerry verrà prelevato da misteriosi agenti governativi, per poi sfuggire prima ai trattamenti dell'ambiguo dottor Jonas (Patrick Stewart, il Capitano Jean Luc Picard di Star Trek: Next Generation) e poi, grazie ad uno scambio di cartelle cliniche, ad una improvvisa morte "per cause naturali" in ospedale, anche Alice si convincerà della possibilità che le sue esternazioni contengano un fondo di verità. Comincia così una fuga senza sosta da FBI, CIA e corpi speciali di ogni genere, fra elicotteri neri che silenziosissimi scendono fra le strade di Manhattan e rivelazioni di programmi governativi che, in un passato non remoto, sperimentavano la programmazione di esseri umani da trasformare in armi "letali".

Mel Gibson si ripropone, quindi, in uno di quei personaggi mentalmente instabili, con sotto sotto una certa dose di fascino, qui in verità quasi inspiegabile, nei quali sembra essersi ormai specializzato; Julia Roberts è... Julia Roberts, presenza inutile e priva di qualsiasi magia, chiusa in un'espressione al limite della commozione, sua, e della perplessità, nostra. Il film, dal canto suo, si dilunga senza alcun motivo per due ore ed un quarto di noia ed irritazione, che tocca il suo culmine di fronte ad un assioma mai messo in discussione e così riassumibile: "noi abbiamo programmato degli uomini per uccidere, noi abbiamo programmato quell'uomo, lui ha ucciso. Conclusione: il colpevole è lui, per cui è logico che tu ci aiuti." Senza che questo, però, ci risparmi l'ovvio lieto fine, qui addirittura rafforzato da un secondo finale, ancor più consolatorio, che vede tutti i nostri eroi felici e contenti.
Unica nota positiva, a prescindere dai minuti iniziali, la scenografia dell'appartamento di Jerry, con le sue pareti rivestite di alluminio così come il pavimento, un invidiabile sistema di fuga con tanto di autodistruzione di tutti gli schedari, e chiavi, catenacci e lucchetti persino al frigorifero ed al barattolo del caffè.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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