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Intervento DivinoYadon Ilaheyya - 1h 40'
Regia: Elia SuleimanBabbo Natale corre tra i cipressi in Terra Santa inseguito da alcuni ragazzi. Giunto alle porte di una piccola chiesa in cima ad una collina, Babbo Natale s'appoggia ad una colonna. Ha un coltello infilzato nel cuore. Siamo a Nazareth. Due uomini siedono attorno ad un piccolo tavolo da the. Osservano impassibili. La rappresentazione dello spettatore Intervento Divino (co-prodotto da Francia, Marocco e Germania) è un film dalla trama apparentemente discontinua, attuata
per frammenti che solo con un po' di pazienza si rivelano infine storia completa. Dialoghi quasi inesistenti - i protagonisti sono silenziosi, mentre i personaggi di
contorno sono gli unici a parlare -, ripetizioni a tratti estenuanti, gag ciniche e incredibili, lentamente prende corpo una quotidianità rappresentata per piccoli eventi
che, seppure esasperati, sembrano rappresentare una vita normale in un luogo come un altro. I luoghi storici di una guerra infinita tra israeliani e palestinesi, territori martoriati da un'annosa questione che sembra non dover trovare una giusta conclusione, appaiono come località distanti dalla violenza, dalle sopraffazioni, dal terrore. Suleiman preferisce giungere all'esposizione di questo stato di cose tramite una tagliente ironia, da sempre il miglior strumento di sopravvivenza dei deboli, mettendo spesso a dura prova la pazienza dello spettatore quasi deluso dall'assenza di immagini già conosciute tramite i media, e invece costretto alla visione di personaggi troppo comuni per vivere uno stato di cose eccezionale, comuni come possono essere degli automobilisti che litigano fra loro, come può essere l'uomo alla fermata di un autobus che non passerà mai e che è lì per osservare ogni giorno la donna che ama, come può essere un ragazzo che gioca a pallone, come può essere una donna che raccoglie sterpi nel suo giardino, e ancora come può essere un vicino che getta la sua immondizia nel cortile accanto. Prende corpo un equivoco, perché Suleiman vuole creare una situazione di disagio (e vi garantisco che quando il pubblico comincia a tossicchiare, seppure alternando risate fragorose, è a disagio) tramite dei diversivi che sembrano orientare lo sviluppo filmico al di fuori delle aspettative. E. S. getta dall'auto un seme di nespola facendo esplodere un carro armato Sparsi alcuni segni gradualmente consolidatesi in una esposizione più diretta, Suleiman giunge al dunque (il suo ruolo di regista
è scopertamente rivelato in E. S., personaggio che porta le sue iniziali e che interpreta, e che vediamo organizzare di volta in volta dei post-it su cui sono trascritti i
vari episodi del film). In sintesi, dopo aver mostrato l'ordinaria assurdità di una vita assurdamente in bilico, il regista ritiene che sia giunto il momento di inserire
quella situazione di disagio generico, provocata da un film realizzato per frammenti, in un contesto di disagio esistenziale e storico. Il vero protagonista di Intervento
Divino diviene il check-point di Ramallah, luogo reale e di convergenza delle varie parti della storia. Il senso di tanta apparente dispersione si concreta in figure
simbolo: il palloncino con l'immagine di Arafat che attraversa il check-point e giunge a Gerusalemme sulla spianata delle moschee; l'arroganza del militare che si prende
gioco dei palestinesi che devono o vogliono superare il limite territoriale; le effusioni di E. S. e di una donna messe in atto attraverso le mani mentre osservano da Ramallah
quel limite (le mani che si toccano è anch'esso un limite, un'impossibilità ad esprimere completamente l'atto amoroso all'interno di una coppia, all'interno di un vero Stato).
Quel check-point è lì a rappresentare il punto d'arrivo e quello di partenza, concreto motivo di sofferenza e risultato di tant'altra, laddove dal duello di sguardi tra E. S.
e un israeliano fermi ad un semaforo - efficace proseguimento del gioco ad equivoci è il successivo stacco su due mani che sembrano fare a braccio di ferro, e che invece si
rivelano essere quelle di E. S. e del padre ammalato mentre cerca di sollevarsi dal letto - prende corpo il "fare" della donna amata da E. S. divenuta una guerrigliera ninja.
Sono proprio le evoluzioni di questa donna - la sua invincibilità nei confronti degli uomini/ballerini armati, il lancio delle bombe a mano colorate a disegnare sul terreno
una bandiera palestinese - il vertice di un excursus realizzato per piccoli e quasi impercettibili passi. E' qui che il disagio si fa totale; si rimane incerti tra il godimento
della forma e la tentazione ad allontanarsi dalla sostanza che la infirma. Salvo rendersi conto che non c'è nulla da capire in particolare, piuttosto c'è molto da riflettere
nel complesso. I protagonisti di Intervento Divino preferiscono rimanere in silenzio, forse perché nessuna parola può aggiungere alcunché, forse perché ritengono che troppe parole siano già state spese invano, forse perché attendono che qualcuno gli comunichi qualcosa di sensato e risolutivo. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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