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L'occhio che pensa
di Marco Marinelli clicca qui!


Insomnia

1h 58'

Regia: Christopher Nolan



Come Macbeth, l'agente Will Dormer ha ucciso il sonno, e come Macbeth scorge ovunque lo spettro del collega-amico (accidentalmente?) assassinato. Come L'Infernale Quinlan (del più shakespeariano dei cineasti), Will in passato ha seminato prove false per assecondare il suo infallibile istinto, ma ora i suoi metodi sono finiti sotto inchiesta. Come Jago, il suo antagonista (l'unico a conoscere il delitto di Will) continua a ripetere: "Io non sono chi credi".
C'è il solito schedario del thriller contemporaneo in Insomnia (remake dell'omonimo film di Erik Skjoldbjaerg, Norvegia '97): la necessaria autopsia di piacente ragazza nuda, il buono che si rivela troppo simile al cattivo, antichi traumi mai elaborati, e persino un po' di retrogusto alla Twin Peaks (agente forestiero perso tra boscaglie alpine, intrighi scolastici e misteri da piccola città). Lascia ancora una volta perplessi questa recidiva strategia hollywoodiana di selezionare le più intriganti sceneggiature europee, ingaggiare i talenti più promettenti, addizionare i due fattori e ritrovarsi puntualmente tra le mani il nulla. A dispetto del titolo, lo stile ansioso e funambolico coniato da Nolan in Memento sembra essersi assopito, dando vita a una trama che (dopo una discreta partenza) tende volentieri al torpore.
Ma esaminiamo la scena del delitto. Dov'è che Nolan, braccato tra le strettoie della produzione Clooney & Soderbergh, ha lasciato le sue impronte digitali? In certi begli inserti subliminali, nelle telefonate anonime, nell'angoscia di un uomo che si barrica dai rimorsi in una stanza d'albergo, nell'attrazione quasi mistica per gli oggetti (libri, foto, proiettili, sveglie) e i segni sul corpo (qui i lividi, in Memento i tatuaggi).

Senza neanche il bisogno di fabbricare falsi indizi, si può giurare che l'idea di partenza di Nolan fosse quella di un montaggio sinuosamente sospeso tra sonno, veglia, flashback, ricordi e ossessioni, allucinazioni da insonnia, grovigli tra la realtà omicida del maniaco e la finzione dei romanzi di cui è autore. Un'apoteosi dell'immagine ipersoggettiva: questo il gioiello che i nostri amici produttori ci hanno negato, sostituendolo con panorami dell'Alaska abbacinanti ma piazzati a casaccio, con il tema centrale dell'insonnia tirato via banalmente, e con un protagonista che la sceneggiatura (tradendo il film originale) non osa mai rendere odioso fino in fondo. A mantenerci desti è il consueto immenso Al Pacino combattuto tra grinta e afflizione, stropicciato nelle rughe della fronte e nelle pieghe della giacca di pelle scura, sempre più immobile col procedere del film, a fissare incredulo i volti che lo circondano come fossero maschere di un suo incubo privato. Non si può permettere a un simile artista di concedersi a film che non siano capolavori.
Following, fenomenale esordio di Nolan del '98, racconta di uno strano ladro di appartamenti che non ruba quasi nulla, ma che si diverte ad aprire scatole, cassetti, armadi, a spostare oggetti da un punto all'altro o da una casa all'altra. In questo modo, spiega al suo complice, rende ogni persona cosciente delle sue proprietà: "Quando sottrai, gli mostri quello che aveva." Probabilmente Nolan ha girato Insomnia proprio per questo: per capire quanto era ricco, prima che il successo gli rubasse ogni libertà.

© 2002 reVision, Dante Albanesi