Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



L'Età Inquieta

La Vie De Jesus - 1h 36'



La Vie De Jesus, ribattezzato dalla distribuzione italiana con il titolo sicuramente più tranquillizzante e forse anche più appropriato di L'Età Inquieta, è un'opera prima estrema, sotto diversi punti di vista. Nato nelle Fiandre, il regista Bruno Dumont si rifà alla visione che del Cristo ci tramanda la pittura fiamminga, un Cristo contadino, uomo fra gli uomini, per narrare la storia di un uomo come tanti, con le sue emozioni, le sue gioie, i suoi dolori. Una storia traboccante di un umanesimo ammantato di misticismo, dove la luce del giorno segue solo alla notte più buia, la speranza nel proprio futuro alla presa di coscienza degli errori commessi.

Freddy è un ragazzo sulla ventina, soffre di crisi epilettiche ed è disoccupato, come Quinquin, Gegè, Michou e Robert, i suoi amici. Le loro giornate trascorrono lentamente, vuote e monotone, in sella ai motorini, a vagare per la cittadina o le strade di campagna, talvolta in macchina, spingendosi fino al mare. Freddy ha una ragazza, Marie, bella e solare: i due si amano e fanno l'amore ogni volta che possono, a casa di lui, con la madre che finge di non vedere, o in campagna, alla ricerca di un piacere quasi animalesco che riempia le giornate e dia un senso alla loro esistenza. E' questa la vita a Bailleul, nella provincia francese, nel cuore delle Fiandre. Giovani divorati dalla noia, impietriti di fronte agli eventi che misurano la loro impotenza (Cloclo, il fratello di Michou, che muore malato di AIDS in un letto d'ospedale), intolleranti nei confronti di tutto ciò che rappresenta il diverso (la ragazzina grassottella, il giovane immigrato di colore), facilmente preda di comportamenti violenti dei quali non riescono nemmeno a comprendere l'effettiva portata, mentre, attorno a loro, il mondo scorre immobile, con i soli schermi televisivi perennemente accesi a bombardarli di immagini ed a mostrare una realtà circostante di certo non più incorraggiante.

Premiato in moltissimi festival nel corso del 1997, dalla menzione speciale Camera d'Or del Festival di Cannes al premio all'interpretazione conferito a David Douche (il tormentato Freddy) al Festival di Taormina, L'Età Inquieta è una rappresentazione quasi documentaristica della vita dei giovani di Bailleul e della provincia in generale: mancanza di ideali, valori soppiantati da una noia oscura che tutto avvolge, vuoto e desolazione accentuati da un'ambientazione fatta di strade deserte percorse, di tanto in tanto, come una meteora, da una sola macchina guidata da un misterioso pilota scatenato. A tal fine la cinepresa di Dumont esplora in cinemascope (formato decisamente anomalo per un film di questo tipo) i volti e gli animi dei suoi personaggi, tutti interpretati da attori rigorosamente non professionisti, genuinamente freschi e spontanei, seguendoli in silenzio fin nell'intimità, nella vasca da bagno o sotto le lenzuola, con una scelta decisa di non risparmiare nulla allo spettatore che, per quanto valida da un punto di vista filmico, non può che lasciare perplessi quando, pur di mostrare tutto, ci si addentra, sia pure in modo "asettico", nel campo del sesso più esplicito. Nei titoli di coda, quasi a giustificare una tale intromissione nella vita privata dei suoi attori, scorrono rapidamente i nomi delle controfigure per le scene di nudo, ma viene ancora una volta spontaneo chiedersi se la voglia di scandalizzare e, di conseguenza, di far parlare di sè non rientri, anche in un film del genere, in una logica commerciale prima ancora che artistica.

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci