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Gli InnocentiDrabet - 1h 39'
Regia: Per Fly Ogni individuo ha il suo stile di fuga, la sua possibilità d’evasione. Per Carsten,
protagonista di questo Gli Innocenti, una possibilità di fuga è l’ebbrezza di un volo in deltaplano, che gli consente
di sorvolare le frastagliate coste della sua Danimarca. Le sequenze delle escursioni volanti, poste emblematicamente ad
apertura e a sigillo, contengono la storia d’inquietudini amarissime e d’identità smarrite che il regista Per Fly ha lucidamente
composto come capitolo ultimo del proprio trittico dedicato alle classe sociali e alla loro ancora possibile identificazione
(trent’anni dopo gli apocalittici ammonimenti di Pasolini sull’omologazione antropologica e culturale dell’attuale società
occidentale). A seguire l’esordio come autore di cartoni animati, Fly è passato ai lungometraggi con attori in carne ed ossa
imponendosi come uno dei nomi di punta del nuovo cinema danese. Il suo La Panchina (primo della trilogia), discesa agli
inferi con protagonista alcolizzato costretto a fare i conti con la quotidianità disperante della low class, è pero rimasto
inedito per il grande schermo in Italia e poi recuperato dal palinsesto satellitare. Migliore destino è toccato a L’Eredità
(secondo capitolo), storia del rampollo di un magnate delle acciaierie suicidatosi, che mette a repentaglio gli affetti familiari
per impegnarsi in uno scontro con i sindacalizzati suoi nuovi dipendenti: il film è stato affidato alle cure distributive della
Teodora Film del mai troppo lodato Vieri Razzini (curatore sensibile ed originale di cicli cinematografici Rai che non possiamo
fare altro che rimpiangere).Dopo proletari e capitalisti, ora è il turno degli esponenti della classe media. Gli Innocenti ne fornisce un ritratto realisticamente tagliente, un’immagine allo specchio analiticamente assai tesa, alla Bergman: nevrosi familiari, smarrimenti esistenziali, desideri frustrati. E un contesto sociale inquieto ed inquietante dove continuano ad operare i germi del terrorismo, ancora inteso come ideologica possibilità di riscatto e di utopia contro ogni alienazione ed ingiustizia (segno, questo, dei mai risolti guasti della politica in democrazia). Carsten, personaggio centrale della vicenda interpretato magnificamente da Jesper Christensen, è un cinquantaduenne docente di scienze sociali amato dagli studenti e stimato dai colleghi, padre di un giovane musicista che si esibisce con un quartetto d’archi. La moglie, che prima ne asseconda gli umori e poi lo affronta quando il dramma esplode, ha l’intenso volto di Pernilla August, sensibilissima interprete bergmaniana (è stata la memorabile bambinaia di Fanny e Alexander), premiata a Cannes nel ’92 per Con le Migliori Intenzioni di Bille August. Il fatto è che Carsten ha una segreta relazione amorosa con una sua ex-studentessa, Pil (la bravissima Beate Bille), attivista di un gruppo di sediziosi extraparlamentari impegnati nel sabotaggio delle locali fabbriche di materiale bellico. Durante un’azione, la ragazza e altri due suoi compagni uccidono una guardia giurata investendola con il loro camioncino. Rifugiatisi presso la residenza estiva del professore, i tre vengono presto scovati ed arrestati, in attesa del processo. Il film racconta, inizialmente attraverso dei rapidi flashback e poi con un asciutto montaggio di scene essenziali ed emblematiche,
lo smarrimento del protagonista, disposto a distruggere la propria famiglia (come gli rimprovera il figlio) per seguire il
breve calvario carcerario della sua Pil (la quale arriva a tentare il suicidio in cella) fino alla liberazione del terzetto
per insufficienza di prove. Ma Carsten è depositario di un decisivo segreto: a guidare il camioncino assassino c’era proprio
la sua giovane amante, la cui confessione potrebbe far riaprire il processo. A turbare la ritrovata nuova giovinezza del professore,
che per alcune sue dichiarazioni televisive giudicate come sovversive subisce la scandalizzata reazione di parenti e amici
fino a mettere a repentaglio il proprio posto all’università, c’è anche Lisbeth (la straordinaria Charlotte Fich), vedova della
guardia uccisa, e la sua disperata voglia di giustizia. Alle ideologiche certezze, all’orgoglioso affermarsi di un pensiero
che si fa azione, subentrano sentimenti contrastanti: il peso della verità omessa fa rapidamente crollare l’equilibrio emotivo
dei colpevoli - innocenti. C’è di mezzo la tentazione di condividere il dolore inconsolabile delle vittime, il senso di vuoto
che li travolge (sintetizzato nello sguardo smarrito del piccolo orfano, inquadrato dall’esterno attraverso una finestra come
la scena del dolore di Lisbeth alla notizia della morte del marito), e il conseguente impulso a liberarsi di un annichilente
senso di colpa (che per Carsten si traduce in un pianto irrefrenabile mentre assiste ad un concerto del figlio). Non basta,
dunque, la denuncia del commercio invisibile di armi che alimentano le guerre infinite in nome di una presente democrazia
esportabile con la complicità del governo danese. Non bastano le immagini dell’orrore che irrompono nella realtà di una media
borghesia ordinata ed efficiente (immagini simili a quelle che provocano l’angoscia della coppia bergmaniana de La Vergogna:
allora c’era il Vietnam, oggi c’è l’Afghanistan e l’Iraq dei fondamentalisti islamici). Non basta tutto questo a lenire il
tragico sentimento d’impotenza e d’inadeguatezza che fa precipitare il protagonista in un cul de sac da cui cercherà inutilmente
di uscire. Nemmeno la cosiddetta teoria del volo sembra essere una soluzione praticabile trasformandosi invece in una moderna
metafora dell’uomo svuotato, alle prese col mito di Sisifo che rivela l’assurdo di una condizione a cui tutti sembriamo costretti:
incapaci di agire, persino di giudicare ma ancora attanagliati dal dubbio etico al quale ci costringe la coscienza.Gli Innocenti, lucidissimo teorema sull’enigmatica necessità del dolore in una società solo apparentemente evoluta, è capace di avvertirci del pericolo che corriamo (che abbiamo sempre corso) quando si smarrisce la possibile solidarietà tra gli individui e alle persone si sostituiscono, per identificarle, le divise. E non importa che il bel film di Per Fly, ingiustamente emarginato dai circuiti della presente fine stagione anticipata, ci presenti una storia immersa nel distante paesaggio scandinavo (complice una sulfurea, espressiva fotografia di Harald Gunnar Paalgard): le recenti, italiche polemiche sul riscatto delle vittime del terrorismo di trent’anni orsono ce lo fanno apparire utile ad avvertire le dimensioni di un problema capace di farci sentire inevitabilmente tutti meno "innocenti". © 2007 reVision, Francesco Puma |
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