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L'Inglese

The Limey - 1h 30'

Regia: Steven Soderbergh



Esempio cristallino di potenza stilistica, L'Inglese riecheggia i gangster movie, i polizieschi degli anni Settanta (da Charles Bronson a Clint Eastwood), ancorché gli attori protagonisti siano corpi leggendari del cinema dei Sixties. Terence Stamp (Billy Bud, Priscilla la Regina del Deserto) fa rivivere per il regista Steven Soderbergh (Sesso, Bugie e Videotape, Delitti e Segreti, Out Of Sight) il personaggio del fuorilegge Dave Wilson interpretato nel film del '67 Poor Cow di Ken Loach. "The Limey" del titolo originale corrisponde nella lingua cockney al marinaio inglese. Wilson, uscito dal carcere dopo lunga detenzione per rapina a mano armata (ha rubato l'incasso del concerto dei Pink Floyd nel mitico stadio di Wembley), lascia il vecchio continente, naviga in aereo (immagine tuttavia equivoca poiché si riferisce al suo ritorno in Europa), raggiunge Los Angeles per vendicare la figlia Jenny, morta a causa di un incidente d'auto avvenuto in circostanze abbastanza misteriose. Wilson ascolta l'amico di Jenny, Ed (Luis Guzman), e scopre che la figlia frequentava il famoso producer musicale Terry Valentine (Peter Fonda, indimenticabile protagonista di Easy Rider), il quale gestisce loschi affari, ricicla denaro sporco proveniente dal traffico di droga. Il collegamento è fatto e la caccia all'uomo incomincia.

Se le atmosfere d'antan sono presto create dalla traccia narrativa, quel che conta in questo film è l'espressione filmica, le caratteristiche formali che rendono l'opera suggestiva e affascinante. I procedimenti utilizzati da Soderbergh riguardano specificamente il montaggio: la prolessi (anticipazione di un evento), il jump cut o falso raccordo, e l'overlapping editing o sovrapposizione temporale. Tali strumenti amplificano la persistenza retinica delle immagini, cosicché la ripetizione diventa il fondamentale congegno retorico di un'estetica che produce intense emozioni.

Dall'ambiguità narrativa del falso raccordo scaturisce la sensazione di totale smarrimento in chi guarda, giacché risulta impossibile l'operazione di preciso collocamento spaziale e temporale delle immagini. Nei dialoghi Soderbergh preferisce non sincronizzare i suoni, facendo saltare le associazioni tra le voci e i volti dei personaggi. Un esempio prolettico, oltre alla frequente inquadratura di Wilson, assorto nei suoi pensieri, tranquillamente seduto nella cabina dell'aereo, è la sequenza, solo immaginata, che descrive con crude modalità, diverse l'una dall'altra, il ferimento e l'uccisione di Valentine durante il party nella sua splendida abitazione in cima alle colline hollywoodiane.
Ci siamo soffermati su tali dispositivi linguistici solo per costatarne l'assoluta necessità rappresentativa nel film, confermata dal fatto che il racconto, ancorché sia da prendere come punto di riferimento, ne trae regolare giovamento da ogni punto di vista e in primo luogo per la consistenza drammaturgica dei personaggi e soprattutto del protagonista principale, e per la tensione emotiva costantemente elevata.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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