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Gli Indesiderabili

1h 36'

Regia: Pasquale Scimeca



Pasquale Scimeca ha una sincera ossessione per la documentazione di eventi attraverso immagini; passione trasferita dal documentario "vero e proprio" (come il recente, collettivo, Un Altro Mondo È Possibile) alle opere di messa in scena cinematografica come Il Giorno di San Sebastiano, I Briganti di Zabut e Placido Rizzotto. Il resoconto filmico non è però la semplice cucitura romanzesca, finzionale di fatti e personaggi, ma qualcosa di molto più complesso. Anche perché il cinema contemporaneo, per essere ancora interessante, non può che giocare con i linguaggi e risvegliare le consapevolezze percettive, dinamiche e critiche dello spettatore. Ne Gli Indesiderabili il gioco principale è la prospettiva multiforme, polifonica, tra flashback reali e fittizi, memorie inventate e rappresentazioni imbevute di spettacolo puro e sentimenti epici della Storia. Scimeca tuttavia non allinea i suoi personaggi alle cornici funeree, iperrealistiche, e drammatiche dei caratteri di Il Padrino di Coppola o di Quei Bravi Ragazzi di Scorsese. Si avvicina al Bertolucci di Novecento come attenzione scenografica, e riesce a catturare la base comune di tutti gli eventi con pochi dialoghi sofferti e tanto autentici perché intrisi di un italoamericano diretto: il "goose by me", che rivela immediatamente il senso di una parolagesto. Gli elementi didascalici o i riferimenti extradiegetici sono presenze costanti: In Placido Rizzotto c’era un tradizionale cantastorie che illustrava i vari quadri delle antiche novelle di fronte ad un pubblico contemporaneo. Anche ne Gli Indesiderabili il racconto procede, attraverso la scrittura del giornalista Giancarlo Fusco, su un livello di ragionata, fredda, distanza dalla passionalità del dramma narrato alla quale si aggiunge lo sfilacciamento della storia corale che non sempre riesce a creare coesione o continuità tra i vari episodi (ri)vissuti dai protagonisti.

Il cinema di Scimeca è in grado di girare una scena di violenza con eccezionale tensione eppure mantenendo uno spazio di pudore. Gli omicidi sono brutali ed essenziali nella loro terrificante spettacolarità. Scimeca però non si limita a "girare bene" le scene d’azione. Sono perfetti i quadri impressionistici delle abitazioni umili, nelle quali si percepisce, direttamente e senza filtri, la miseria nera degli emigranti. C’è sempre una necessità "(d’appartenenza) sociale" nelle esistenze spietate e condizionate all’estremo dalle regole della malavita mafiosa: Lily Valentino che con sguardo disincantato lucidamente afferma che nella vita è meglio vendere gelati che uccidere persone.
Materia eccentrica, senza ordine, senza linearità, Gli Indesiderabili va visto come dato "confuso", stereotipo e credenza, immaginazione e testimonianza diretta. Tanto che la scena finale può costruire la fantasia di una vendetta, un’uccisione come le altre, inverosimili nel loro accadimento eppure vitali come impressione. Il cinema di Scimeca regala quest’idea: d’immagine precaria, di non aderenza al reale della visione, scetticismo del segno, quindi ricostruzione a posteriori di un mondo "passato". La Storia, insomma, è una fugace sensazione, può essere imbevuta di leggende così come di veritiere testimonianze, l’importante è non operare la tassidermia di un evento, non procedere su ipotesi da verificare, ma lasciare che si palesino le poco ortodosse contaminazioni. Per questo le indicazioni teoriche austere di Paolo Benvenuti in Segreti di Stato, appaiono più immobilizzate, poco reattive, anche se contengono la percezione razionale dell’indignazione. Scimeca non intende (di)mostrare alcunché. Gioca piuttosto con i segni differenti del film. Soprattutto gli attori capaci di elaborare infinite sfumature. Molto più credibili questi delinquenti impauriti, tracotanti, angosciati, innocui, avidi, solidali, insomma esseri umani in tutte le sfaccettature possibili e per questo impossibili da classificare soltanto come indesiderabili per qualcuno...

© 2003 reVision, Andrea Caramanna