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Incubo Finale

I Still Know What You Did Last Summer - 1h 37'

Regia: Danny Cannon



Quando eravamo bambini la mamma ci costringeva a dormire minacciando l'arrivo di un non ben identificato uomo nero. Nell'età adolescenziale ci inventavamo le storie più strane per mettere paura ai nostri amici. Nascevano e morivano in questo modo, nel breve volgere di qualche ora, pazzi omicidi, zombie e più o meno inquietanti presenza sataniche. Ora che dalla società della parola si è passati a quella dell'immagine lo stesso compito è stato demandato ai film dell'orrore. Spaventare e impressionare il pubblico.
Incubo Finale (titolo originale I Still Know What You Did Last Summer) non è altro che il seguito di So Cosa Hai Fatto (I Know What You Did Last Summer). Gli unici due sopravvissuti al massacro del primo film sono Julie (Jennifer Love Hewitt) e il suo ex boy friend Ray (Freddy Prinze Jr.). La prima cerca di lasciarsi alle spalle l'incubo del primo film dedicandosi completamente agli studi. L'università il suo luogo di "svago". Il secondo continua a guadagnarsi da vivere facendo il pescatore. Quando le loro strade si incrociano nuovamente ecco riapparire come d'incanto la sagoma cerata e l'uncino di Ben Willis. Tutto secondo copione. Ancora (in inglese still è proprio la traduzione dell'avverbio italiano ancora) la medesima struttura narrativa che, ripetendo se stessa, affianca ai due vecchi amici tutta una serie di nuovi personaggi destinati inevitabilmente a finire sotto l'uncino del pazzo omicida di turno. Tra di essi va segnalata la coppia di amici di colore di Julie. Una vera e propria nota di "colore" per un genere che non è mai stato riconosciuto come alfiere del politically correct.

Perso ogni interesse legato alla prima puntata per la scoperta dell'assassino, il film sposta l'attenzione dello spettatore verso nuovi scenari e nuovi modi di uccidere. Gran parte del film si svolge infatti durante il week end del 4 Luglio a Tower Bay, uno splendido villaggio nei tropici. Peccato sia l'inizio della stagione delle piogge, peccato l'intero albergo si svuoti misteriosamente di tutti i suoi ospiti. Nelle intenzioni un Overlook hotel con tanto di tempesta tropicale a sostituire la tempesta di neve. Nelle intenzioni, appunto. Sull'isola esotica, ormai quasi deserta, oltre alle due coppie di ragazzi restano solo alcuni eccentrici personaggi: dal direttore dell'albergo alla donna delle pulizie. Carne da macello per il "pescatore pazzo" misteriosamente (ri)materializzatosi sull'isola. Come nella prima puntata il mondo degli adulti e quello dei giovani sembrano semplicemente ignorarsi. Coraggiosi e (quasi) intelligenti i primi, paurosi e (completamente) stupidi i secondi.
Il film procede così seguendo alla lettera le regole dei sequel, come aveva seguito alla lettera nel primo capitolo quelle degli slasher movies (sottogenere dell'horror che ha la sua genesi in Psycho di Hitchcock e raggiunge il massimo punto di notorietà negli anni ottanta con le saghe cinematografiche di Halloween, Venerdì 13 e Nightmare). Le regole da seguire se si vuole sopravvivere in uno slasher movie sono molto semplici: mai fare sesso, mai ubriacarsi e usare droghe, e soprattutto mai dire "torno subito". Le regole dei sequel sono ancora più rigide: il numero delle vittime deve aumentare, le scene di morte devono essere più elaborate, il sangue deve scorrere in grande quantità, la trama deve sembrare sempre più assurda.

Il gioco instaurato con lo spettatore si basa su banali trucchi. Primo: creare la suspance dando la possibilità allo spettatore di vedere ciò che i personaggi non sono in grado di vedere. In questo modo si crea uno spettatore onnisciente in grado di prevedere con buon anticipo ciò che avverrà sullo schermo. Secondo: proprio quando lo spettatore si è abituato alla sua onniscienza ecco entrare in gioco il meccanismo della sorpresa. In questo caso la conoscenza dello spettatore è abbassata a livello della conoscenza dei personaggi del film. Ciò che loro vedono è ciò che lo spettatore vede. Facile risulta quindi sorprenderli entrambi impreparati. Il film gioca continuamente alternando queste due diverse posizioni spettatoriali. La reiterata riproposizione dello stesso schema narrativo, congiuntamente alla obiettiva pochezza della trama, ha se non altro il merito di mettere in evidenza questi ovvi ma ancora efficaci meccanismi narrativi. Veri e propri automatismi sui quali si basa gran parte del successo del cinema horror. All'uomo nero si sostituiscono i vari Jason, Freddy Kruger, Ben Willis. Cambiano i protagonisti, cambiano i luoghi, non cambia la storia.
Risulta invece difficile intravedere qualsiasi cenno ironico, o autoironico, nei confronti delle ben evidenziate convenzioni del genere. Il film si prende troppo seriamente, troppo seri gli attori, troppo seria la storia, per poter essere accostato ad un film come Scream. L'aspetto ludico della narrazione, spina dorsale di Scream, è qui sbrigativamente risolto nel rapporto con le diverse posizioni spettatoriali. Incubo Finale è il genere di film che i protagonisti di Scream si divertono a parodiare.
Resta semmai da chiedersi come degli studenti universitari non siano in grado di nominare la capitale del Brasile. Che il film sottenda, questa volta ironicamente, una sottile critica al sistema scolastico americano? La risposta all'(in)evitabile terzo capitolo.

© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano



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