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Gli Incredibili

The Incredibles - 2h 01'

Regia: Brad Bird



Un dolce ripieno di cinema, energico, scoppiettante, ipervitaminico, senza un ingrediente insipido. Perfetto, troppo perfetto. "Troppe note", direbbe l'imperatore di Amadeus.
Proviamo allora a ripercorrere lo spartito con tutti i suoi echi, rapidi ed eterogenei come il film ce li ha serviti. C'è G. B. Shaw, "Uomo e superuomo" (già nel delizioso Il Gigante di Ferro Brad Bird aveva sfiorato il tema). C'è Brecht: sventurata la terra che odia i suoi eroi. True Lies: il marito che cela alla consorte la propria spericolata doppia vita. Guerre Stellari e Jurassic Park: la giungla e l'inseguimento tra gli alberi. E il ciclo di 007, il filone catastrofico, la commedia domestica. I Fantastici Quattro (nessuna recensione li ha citati!), con i poteri ironicamente scompaginati: la forza colossale della Cosa è passata al capofamiglia Mr. Incredible; il corpo allungabile di Reed Richards è ora della moglie Elastigirl; la Donna Invisibile è la figlia Violetta. E la Torcia Umana? Sostituita dal piccolo Flash, che ruba poteri e nome da un classico delle DC Comics. Il mitico (e dimenticato) Silver Surfer torna pari pari nell'amico Siberius che trasforma l'aria in ghiaccio. Il rapporto conflittuale Supereroi/Umani (peculiare dei fumetti Marvel) attinto da Uomo Ragno e X-Men, e forse anche da Vip, Mio Fratello Superuomo (1968), opera seconda di Bruno Bozzetto. L'idea dell'eliminazione progressiva dei Supereroi ispirata a "Watchmen" del maestro Alan Moore (1986). Troppe note? Forse ne manca qualcuna: la poesia spumeggiante di Alla Ricerca di Nemo e l'ingegno favolistico di Monsters & Co.

La Pixar frulla il cinema come Tarantino, e Gli Incredibili è la prima degna replica alla filosofia nietzschiana di Kill Bill. Di cosa ridono Siberius e Mr. Incredible tra di loro? Dell'autolesionista vizio dei cattivi di abbandonarsi al Monologo, dando sempre modo al buono di svignarsela. E cosa fa Bill durante lo scontro finale con la Sposa? Proprio un monologo, che non a caso riguarda i fumetti. Secondo Bill incantatore di serpenti e semiologo, tutti i supereroi nascono come esseri normali che, ad un certo punto della vita, incidentalmente o meno, acquisiscono facoltà prodigiose. C'è però un'eccezione: Superman. Lui segue il percorso inverso: è un alieno che precipita neonato sulla terra, e crescendo si vede costretto a "travestirsi" da Clark Kent, uomo qualunque. Black Mamba ed Elastigirl sono della razza di Superman. Chiudono le loro tute scucite in un armadio, si rassegnano nei panni di Beatrix ed Helen e si arrendono all'altare, e l'unica cosa che le costringe a rientrare sull'arena è la difesa della loro famiglia.
Al centro de Gli Incredibili c'è dunque il superamento del Limite. Il desiderio di andare oltre le norme imposte da un ordine costituito per il quale Democrazia vuol dire livellamento verso il basso. L'impossibilità del Genio, della creatura maledetta da incolpevole talento, di "nascondersi", di assuefarsi alla borghesia piccola piccola che la circonda, di mimetizzarsi in un angusto ufficio di assicurazioni. L'impossibilità della Pixar di restare ancora tra le braccia della Disney. E in tutto questo riemerge, di nuovo, la paura del Diverso, fondamento di tanti grandi film recenti (The Village, Dogville).
Borges immaginava un grande pensatore che evita di controbattere i sofismi dell'avversario "per non aver ragione in modo trionfale". Allo stesso modo, ad una gara di corsa con coetanei normodotati, Flash rinuncia ad arrivare primo (sarebbe un peccato di superbia), ma non vuol nemmeno arrivare ultimo (sarebbe un eccesso di umiltà). Sceglie allora - via di mezzo quasi buddista - di arrivare secondo. Gli Incredibili hanno ragione, ma non trionfano. E per fortuna, nell'ultima scena, all'apparire dell'ennesimo supercriminale demente, li vediamo spiccare il volo ancora una volta. Sopra di noi, della razza di chi rimane a terra. I mediocri che Salieri benediceva tra le mura di un manicomio.

© 2004 reVision, Dante Albanesi