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Molto IncintaKnocked Up - 2h 09'
Regia: Judd Apatow In un recente articolo di "La Repubblica", il neo-Nobel per la Pace Al Gore ha provato ad
ammonirci: "Il nostro pianeta, la Terra, è in pericolo. Ciò che rischia di essere distrutto non è il pianeta stesso, bensì le
condizioni che lo hanno reso in grado di ospitare gli essere umani." E poi, incalzando: "I nostri figli hanno il diritto di
pretendere molto di più da noi, considerato che è in gioco il loro futuro e - in realtà - il futuro di tutta la civiltà umana".
Nel futuristico, apocalittico e spasmodicamente angoscioso I Figli degli Uomini, bel film di Alfonso Cuarón dell’anno
scorso, la salvezza dell’umanità è riposta in una donna di colore e nel suo nascituro. A prendere sul serio i severi, inquietanti
ammonimenti di Al Gore circa il nostro comune futuro, ancorandoci alla realtà non possiamo dunque fare a meno di chiederci in
quale mondo cresceranno i nostri figli? E’ in qualche modo la stessa domanda che prova a porci Molto Incinta, la nuova
commedia di Judd Apatow, regista che, dopo il successo di 40 Anni Vergine, ha fatto ancora una volta centro al botteghino
con una produzione a basso costo (26 milioni di dollari di costo in America con un incasso solo al primo week-end di 30) e con
uno spirito irriverente che fa breccia nel pubblico.Che i pargoli, oggi come oggi, crescano in fretta ce lo dimostra nel film la piccola figlia di Debbie, la quale sembra non credere più di tanto alla cicogna. E non è l’unico segno dei tempi che Apatow evoca: se essere fanciulli è difficile, diventare adulti responsabili lo è altrettanto. Lo dimostra Ben Stone (Seth Rogen), che di Molto Incinta è il protagonista grassoccio, goffo, iellato e maldestro. Non gli resta che dividere le sue giornate con quattro amici, perdigiorno quanto lui, e di puntare sulla realizzazione di un sito web dove poter rielaborare piccanti sequenze di attrici famose (niente di nuovo sotto il sole, visto che qualcuno ci ha già pensato!). Un bel giorno, ecco l’incontro fatale: Seth s’imbatte in una bionda mozzafiato, Alison Scott, giornalista in carriera che lavora per il canale satellitare "E!". Dopo aver bevuto i due finiscono a letto senza precauzioni e lei rimane incinta, anzi "molto" come da titolo. L’inattesa gravidanza sconvolge dunque la vita dell’efficiente giornalista, proprio nel momento del suo battesimo davanti le telecamere come intervistatrice. Ad Alison non resta che comunicare lo stato delle cose a Seth, il quale, dopo qualche esitazione, decide di assumersi le proprie responsabilità. Sebbene la storiella sia alquanto déjà vu, Molto Incinta è una commedia ben ritmata e tutt’altro che innocua. Un certo
retrogusto satirico è riscontrabile nel confronto tra la riottosa coppia protagonista e quella formata da Debbie (Leslie Mann)
e Pete (Paul Rudd), coniugi con due bambine. Debbie avverte il peso degli anni, anche perché c’è chi non esita a rilevarlo come
il buttafuori del locale notturno che ferma sulla soglia lei perché è troppo vecchia e la sorella perché è troppo incinta. Pete
è invece il classico marito in fuga dalla gabbia familiare, disposto a ritrovare la solitudine andando al cinema e a frequentare
i pochi amici come un clandestino. Il suo atteggiamento è talmente ambiguo da attirare i sospetti della moglie. Ma quelle di
Pete sono bugie innocenti di un immaturo. Come al solito sono le donne a guidare i processi di maturazione del maschio, patologicamente
incapace di distaccarsi dall’alveo adolescenziale. La svolta di Seth è infatti determinato dall’avvenente, biondissima, ironica
Katherine Heigl (reduce dal successo della serie televisiva "Grey’s Anatomy"). Col suo credibile ritratto di un’America immatura
alla ricerca di rifugi intimi e di valori vecchi da riciclare come nuovi, Apatow tenta pure un omaggio quanto più è possibile
scorretto ai modelli di commedia familiari anni ’50 (ed infatti, in una sequenza, Seth guarda Una Scatenata Dozzina con
Steve Martin, a sua volta remake di Dodici lo Chiamano Papà). Le citazioni si sprecano fino a mostrare emblematici cine–manifesti
doc mentre il ritmo del film risente di qualche lungaggine (soprattutto nella prima parte). Apatow si rivela comunque un regista
di tendenza capace di assecondare con dignità i gusti del pubblico medio puntando al paradosso controllato e sapendo intrattenere
con la sua parabola ottimista sul caso e la necessità. E anche se siamo anni luce distanti dal gusto iconoclasta sciorinato ai
bei tempi dei due John (Belushi e Landis), Molto Incinta non può dirsi un film goliardico alla American Pie, anche
se non sfiora nemmeno le raffinatezze di Minnelli ne Il Padre della Sposa. E’ una disinibita commedia sentimentale dal
retrogusto acre, politicamente corretta e consolatoria quanto basta. La colonna sonora è sopraffina: l’ha composta Loudon Wainwright
III che nel film interpreta il breve ruolo del Dottor Howard (padre di Rufus, altro geniale musicista), uno dei prestigiosi
rappresentanti del Folk Blues americano (alla chitarra c’è Richard Thompson che è stato spesso suo collaboratore), qui in coppia
con Joe Henry, cantautore che ha più volte sperimentato la commistione tra il Folk e il Jazz servendosi di acustiche melodie
minimali (è pure il cognato di Madonna). Tra le sorprese del film c’è il ritrovato Harold Ramis nella piccola parte del padre
di Seth, che spinge il figlio verso la redenzione, utile a chiudere il cerchio di questo prodotto indipendente destinato alla
vasta platea abituata a nutrirsi di sit-com in tv, in attesa del Medioevo prossimo venturo che, Al Gore a parte, sembra proprio
annunciarsi da solo.
© 2007 reVision, Francesco Puma |
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