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La Città IncantataSpirited Away - 2h 02'
Regia: Hayao Miyazaki Devo ammetterlo. Prima di vedere La Città Incantata non conoscevo neppure il nome del suo regista/sceneggiatore/disegnatore, Hayao Miyazaki. Non sono
neppure particolarmente interessato ed attratto dall'animazione "made in Japan", le famose anime. Eppure di fronte ad un opera d'arte come La Città Incantata si
può solo restare a bocca aperta, lasciarsi intrappolare dal flusso delle immagini e dallo scorrere della narrazione in un mondo fantastico talmente lontano da quello
reale da rappresentarne in pratica la sua immaginifica estensione.Una piccola bambina di circa dieci anni è sdraiata sul sedile posteriore di una macchina. In mano un bouquet di fiori e un bigliettino di addio. Addio Chihiro e buona fortuna per la tua grande avventura: il trasferimento insieme ai genitori da una città all'altra del modernissimo Giappone. Una nuova scuola, nuovi compagni, nuovi amici e nuovi vicini. Davvero un bel cambiamento. Ma la macchina improvvisamente imbocca una strada sterrata, una deviazione o forse una scorciatoia. Nessuna paura Chihiro tuo padre conosce bene quello che sta facendo, e soprattutto è alla guida di una moderna auto a quattro ruote motrici. Ma la strada si interrompe bruscamente di fronte ad un tunnel buio. Dall'altra parte dell'oscura galleria si trova un nuovo mondo, una enorme città dei divertimenti da tempo abbandonata. Enormi costruzioni, strane statue di pietra e un delicato profumo di cibo. Non aver paura piccola Chihiro, solo un attimo, un breve momento per mangiare e poi via da questo posto che ti da i brividi. Ma il breve attimo si trasforma in un periodo lunghissimo, così come i genitori di Chihiro si trasformano in enormi maiali, ingozzandosi a non finire del cibo che magicamente si rinnova di fronte ai loro musi sporchi e famelici. Ormai sei sola Chihiro, dovrai essere in grado di salvare i tuoi genitori contando solo su te stessa. Scende la notte e la città dei divertimenti si trasforma in un enorme bagno termale per gli spiriti. Una città della quiete e del riposo dedicata agli esseri immateriali che vagano nel mondo fantastico, agli spiriti dei luoghi, dei fiumi, al soffio vitale che pervade il mondo naturale corrotto dagli uomini. Un mondo parallelo governato dalla strega manager Yubaba come una vera e propria industria del benessere per spiriti e anime stanche, un mondo all'interno del quale Chihiro è l'alterità, l'altro maleodorante e reietto. La piccola bambina dovrà così iniziare a conquistare la fiducia e l'amicizia degli abitanti di questo universo fantastico, il piccolo e misterioso principe Haku, Kumanjii il mostruoso e umanissimo uomo delle caldaie, l'amica inserviente, calandosi umilmente nei panni dell'umile servitore, lavorando duramente per guadagnare il rispetto e l'ammirazione di Yubaba. Solo attraverso questo passaggio, questo viaggio nella fantastica realtà delle terme degli spiriti, Chihiro sarà forse in grado di salvare i suoi genitori. La figura centrale, il cardine su cui poggia intermente La Città Incantata è certamente la metamorfosi.
Il cambiamento, la mutazione sono essenziali sia a livello dell'immagine che a livello della narrazione stessa. La figura della metamorfosi viene pertanto impiegata su due
livelli, immagine e racconto, per destabilizzare le regole classiche della narrazione per immagine. Anche l'identità dei personaggi che animano il mondo fantastico delle
terme per gli spiriti, è costantemente messa in crisi dalla facilità con cui essi cambiano aspetto fisco. Forme umane che si trasformano in draghi volanti, genitori che
vengono tramutati in maiali, streghe che si trasformano in enormi rapaci, enormi e mostruosi poppanti che vengono trasformati in piccoli ed innocui topolini. Una continua
mutazione in grado di mettere in crisi anche le certezze delle spettatore messo a confronto con una forma del racconto che si trova in costante movimento, in continuo assestamento
seguendo da vicino la cangiante identità dei personaggi che la abitano. L'imprevedibilità è quindi il risultato di questa frenesia della trasformazione, una caratteristica
del tutto peculiare capace di trasmettere allo spettatore la sensazione di un racconto in divenire, quasi casuale, senza alcuna traccia prestabilita. All'interno di questa
frenesia della trasformazione, il cambiamento più grosso investe certamente la protagonista principale. Non si tratta sicuramente di un cambiamento a livello esteriore, a
livello di immagine, ma di un profondo cambiamento interiore. Dal suo viaggio all'interno delle terme per gli spiriti la piccola Chihiro emerge come figura forte, capace di
lasciarsi alle spalle le paure per il cambiamento di casa e fortemente consapevole della maturità ormai raggiunta.
La grande capacità di Miyazaki è quella di inserire questa vicenda all'interno di uno stupefacente mondo immaginifico. Popolato dalle creature più strane e strampalate,
spiriti del radicchio e ranocchi parlanti, spiriti del malodore e enigmatici ombre senza volto. Il mondo di Yubaba è continuamente punteggiato di dettagli e problematiche
legate indissolubilmente al mondo reale. Il cibo e la bramosia per il denaro sono sicuramente necessità e vizi che poco sia addicono ad un mondo popolato solo di puri spiriti.
Anche la straordinaria dedizione al lavoro di Chihiro, la necessità del lavoro come mezzo di redenzione e realizzazione personale, poco si addicono ad un universo spirituale.
Ma è lo spirito del malodore il personaggio che certamente incarna questo doppio binario del reale nel fantastico e viceversa. Presentatosi alle terme come enorme e puzzolente
ammasso fangoso, lo spirito si rivela essere in realtà lo spirito di un fiume, alterato, inquinato e reso maleodorante dall'enorme quantità di rifiuti che gli uomini scaricano
nel suo letto. Improvvisamente un personaggio puramente fantastico si trasforma in una aperta ed attualissima denuncia contro la maleducazione degli uomini ed il poco
rispetto da parte del genere umano per il mondo naturale. La capacità di trasformare il fantastico in realtà e la realtà in fantasia è sicuramente uno degli aspetti più convincenti ed interessanti del lungometraggio. Questo continuo interscambio tra i due mondi, questa continua mutazione, non è altro che l'ennesimo effetto dello sfruttamento della figura della metamorfosi. Figura appartenente al mondo classico utilizzata da La Città Incantata per rappresentare e spiegare le contraddizioni del mondo moderno. © 2003 reVision, Fabrizio Pirovano |
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