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L'ImpostoreLiar - 1h 44'Regia: Jonas e Josh Pate Tre uomini rinchiusi in una stanza, uno è il giovane rampollo di una agiata famiglia dell'alta
società di Charleston, cittadina dall'atmosfera gotica del Sud Carolina, un uomo ricco, cosciente del potere derivantegli dalle
immense somme di denaro di cui dispone, gli altri sono due poliziotti, abituati a nascondere dietro ad un'apparente sicurezza
ed alla forza di un distintivo le incertezze della vita e le pene della propria esistenza. Quella stanza è il loro regno, la
stanza degli interrogatori di una stazione di polizia al cui centro troneggia infallibile una macchina della verità, del segreto
della cui interpretazione sono loro i soli depositari. Una stanza squallida, dagli angusti confini, un tavolo, una videocamera,
un monitor, un oscuro rifugio nel quale perdersi dimenticando cosa li aspetta oltre quelle pareti.
La struttura de L'Impostore è quella tipica del giallo psicologico: c'è l'omicidio di una prostituta, un uomo che è stato visto sul luogo del delitto, il suo interrogatorio, e fin qui niente di nuovo. Quell'uomo però è un alcolizzato, soffre di epilessia, e nelle sue condizioni l'assenzio, di cui fa grande uso, provoca degli stati di totale perdita delle proprie facoltà, scatenando violenti accessi d'ira alternati a cadute nel torpore più assoluto. Gli psicanalisti confermano, la lettura dei tracciati della macchina della verità diventa inattendibile, lo spettatore resta frastornato, la realtà non è più distinguibile dalla menzogna, gli eventi naturali da quelli provocati artificiosamente, le proiezioni della fantasia, i sogni, i desideri, da ciò che resta tangibile. In ultima analisi, chi è quell'uomo? E' veramente un alcolizzato? Soffre veramente di epilessia? E' colpevole o innocente? E' un bugiardo o un impostore? (e qui di certo la traduzione dell'originale Liar con la parola impostore del titolo italiano cambia un po' le carte in tavola). E chi sono poi i due che lo interrogano? Degli integerrimi poliziotti o degli uomini come tutti gli altri alle prese con una moglie che ti tradisce o una irrefrenabile passione per il gioco d'azzardo che ti sta portando alla rovina? E allora perchè il vero colpevole non potrebbe essere proprio uno di loro? Gli interrogativi potrebbero moltiplicarsi all'infinito e la maggior parte restare comunque
senza risposta. L'Impostore gioca del resto sui continui capovolgimenti di fronte, sul ribaltamento di ogni certezza,
sulla confusione dei ruoli (non per niente registi e sceneggiatori del film sono due gemelli omozigoti), trasformando sempre
più l'interrogatorio del sospetto in uno scontro che vede crollare proprio chi dovrebbe controllare la situazione, in un duello
dominato dalla freddezza del nuovo inquisitore e dal disfacimento nervoso dei vecchi accusatori.Presentato alla Mostra di Venezia del 1997, L'Impostore sembrava essersi perso nei cassetti della Filmauro, il distributore italiano, e sarebbe stato un vero peccato non vederlo arrivare sui nostri schermi. Certo, fra i tanti dubbi aperti resta anche quello dell'effettivo valore di un film che ad un attento esame non riesce comunque a convincere pienamente, ma Jonas e Josh Pate, qui al loro primo lavoro registico in tandem (come regista e sceneggiatore avevano già realizzato insieme The Grave, presentato al Sundance del 1996), dimostrano una notevole capacità nel muoversi in spazi ristretti, nel definire i personaggi e nel riprenderne i volti distrutti dalla tensione. Volti noti che hanno i nomi di Tim Roth, ancora una volta perfettamente a suo agio in un ruolo ambiguo e malsano, Chris Penn e Michael Rooker (Henry, Pioggia Di Sangue). © 1999 reVision, Carlo Cimmino |
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