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L’Amore Imperfetto

1h 32'

Regia: Giovanni Davide Maderna



Difficile continuare a credere nella rinascita del cinema italiano dopo un film come quello presentato da Giovanni Davide Maderna alla 58ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Difficile anche capire chi possa aver selezionato tale opera tra i rappresentanti del cinema italiano ad un festival importante come quello del Lido. Di quell'esperienza restano ancora indelebili i sonori fischi, gli ululati di disapprovazione che il film ha raccolto al termine della proiezione.

Genova ai nostri giorni. Una coppia di sposi, lui (Enrico Lo Verso) magazziniere presso un grande supermercato, lei giovane ragazza spagnola con una profonda e quasi fanciullesca fede religiosa, in attesa di avere un figlio. Gli esami clinici attestano una grave malformazione del feto. Il nascituro è affetto da ancefalopatia, cioè la mancanza di cervello. Facile intuire la sua precoce fine. La coppia decide, coraggiosamente, di far comunque nascere il bambino. Dopo la nascita il bambino manifesta una insolita tenacia e voglia di restare aggrappato alla vita. Attorno al suo caso si scatenano giornalisti, medici e l’opinione pubblica. Un intimo dramma famigliare diviene occasione di discussione nazionale. Parallelamente a questa storia, ed in realtà completamente slegata da essa, si sviluppa un’inchiesta di polizia riguardante il suicidio di una giovane collega dello sfortunato padre. La ragazza è stata violentata e malmenata prima del suo tragico gesto, ed i maggiori sospetti si addensano proprio sull’uomo, ignaro però dell’inchiesta che grava su di lui per tutto lo svolgersi della vicenda, mentre è la moglie, già provata dalla difficoltà contingente legata al suo parto, a scoprire casualmente questa nuova fonte di preoccupazione.

Ciò che doveva presentarsi come un tentativo coraggioso di film nel film si rivela invece essere quasi una parodia. Se la vicenda poliziesca doveva servire in origine a conferire ritmo ed interesse al dramma famigliare vissuto della coppia, questa ne risulta completamente avulsa, come se si trattasse di due film completamente diversi costretti ad intersecarsi l’uno all’interno dell’altro avendo in comune solo alcuni personaggi. Peccato perché le tematiche poste alla base del racconto sono tematiche interessanti, meritevoli di ben altro sviluppo. Il tema dell’aborto, della donazione di organi, dell’amore che spinge i genitori a far nasce un figlio in pratica già morto sembrano essere argomenti buttati a caso all’interno del film, percepibili tra un dialogo e l’altro, quasi a voler colmare paurosi buchi narrativi e di senso. Un film piatto, monocorde, incapace di toccare qualsiasi sbalzo emotivo in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Lo specchio del film, la sua cartina tornasole è nel volto di Enrico Lo Verso. Impassibile ed uguale per tutto il film. Incapace di ridere, piangere, o soltanto di lasciar trasparire qualche sbalzo di umore. Veramente un film imbarazzante.

© 2002 reVision, Fabrizio Pirovano



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