![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Immortal (Ad Vitam)Immortel (Ad Vitam) - 1h 42'
Regia: Enki Bilal L’immaginario onirico e denso di suggestioni coloristiche e visioni cyberpunk del fumettista di Belgrado Enki Bilal, qui anche
regista, prende vita in un film decadente e sovrabbondante costato 23 milioni di Euro e che ha visto il coinvolgimento di 200 tecnici
di computer grafica e l’impiego di 51.840.000 secondi di lavoro di post-produzione.Nella New York grigia e malinconica del 2095 (perfettamente aderente all’aura delle città futuristiche rese immortali da Fritz Lang o Ridley Scott), una piramide galleggia, tronfia e arrogante, nel cielo. Molti gli spettatori della sua inquietante presenza: un popolo di mutanti sradicati da senso di identità e appartenenza; una classe politica votata ad una improbabile campagna elettorale; un bulimico omicida seriale in cerca di un corpo sano e un dio dalla testa di falco che lotta per il privilegio dell’immortalità. Un mondo in cui tutto è artefatto e la realtà è truccata da ricordi programmati, voci riprodotte e corpi sintetici, assiste, inerte, al convergere del destino di un detenuto congelato da trent’anni, finalmente libero per un guasto all’impianto di sicurezza del penitenziario geostazionario, con quello di una giovane misteriosa ed eterea capace di piangere lacrime blu. Horus, infatti, il dio condannato alla mortalità, sceso sulla terra per fecondare un essere speciale e, così, sopravvivere alla sentenza, si impossessa del corpo del sovversivo Nikopol (interpretato da Thomas Kretschmann già visto ne Il Pianista) e parte alla ricerca di Jill (la Linda Hardy che fu Miss Francia nel 1992), la predestinata dalle labbra blu. Possedendo la ragazza e dominando la sua volontà, Horus ottiene il suo scopo mentre Nikopol, manovrato come un manichino nel corpo ma cosciente nella ragione e nello spirito, scoprirà l’esistenza di un sentimento che divampa come una liberazione. La pellicola è liberamente tratta dai primi due capitoli della Trilogia di Nikopol, La fiera degli immortali e La donna trappola,
ma la sceneggiatura di Serge Lehman non riesce a dare unità a tutti gli elementi di evocazione e fascino presenti nell’originale
fumettistico, e sceglie di conservare una moltitudine di input che finisce con l’appesantire l’evoluzione del soggetto cinematografico.
Troppi, dunque, gli orpelli impiantati sul tema centrale dell'immortalità (la caccia al serial killer, le truculenze di un alieno
sanguinario, il cinismo di un senatore in caccia di voti, la degenerazione di una dittatura votata all’eugenetica), mentre più
convincente sarebbe, di certo, risultato approfondire e puntualizzare le caratteristiche emotive e psicologiche dei personaggi principali
che rimangono, invece, il più delle volte, lontani indifferenti. Dal punto di vista tecnico è convincente e ottimamente realizzata l'integrazione degli interpreti reali con le scenografie virtuali e iperrealistiche mentre, purtroppo, le creature digitali sembrano ancora appartenere al mondo dell'animazione piuttosto che a quello della digitalizzazione. E alla fine sembra quasi che, non riuscendo a colmare la differenza esistente tra una storia raccontata a fumetti e la narrazione filmica, Bilal punti, senza troppo rispetto o interesse per l’azione che si svolge sullo schermo, a stupire il suo pubblico solo con la grande bellezza delle scene da lui create. © 2004 reVision, Elisa Schianchi |
|