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Il Sole

Solnze - 1h 50'

Regia: Aleksandr Sokurov



Il cinema di Sokurov è sempre teso all'estremo di una visione lacerante, lacerata. Perché l'occhio già vede imploso ed esploso il materiale fisico filmato. Già in un'altra dimensione, in un'altra atmosfera pervasiva, dove la chiarezza è bandita, restano soltanto le ombre, i fantasmi, le deformità, e le deformazioni dell'immagine. In questa trilogia del potere iniziata con Moloch il simbolo della potenza diventa il paradossale contrario invertito. La forza, l'incanto, la potenza, l'allucinazione perversa del dominio suggeriti dalle parole, Moloch, Taurus, Il Sole, si frantumano e sprofondano nella dimensione malata, turbata, dell'essere. Tanto che Hitler, Lenin, Hirohito si trasformano in codici visibili di una morbosità deviante che corrisponde benissimo ai colori morti. Sokurov filma, al di là di un ignoto meccanismo del potere, le dinamiche della morte, del lutto che questi uomini diffondono. La loro presenza è totalmente lugubre, affondata nel sotterraneo, appena illuminata dalla luce più debole. La mdp riprende il rintanarsi di questi corpi, il movimento perpetuo verso l'irresponsabilità, il gesto quotidiano che manifesta la tragicità e non solo in corrispondenza del conosciuto declino storico. Ma certamente per Hirohito è fondamentale il momento certo della fine, designato dalla bomba atomica, dalla distruzione totale di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, che fa vedere benissimo di cosa è capace il darwinismo letto in maniera originale. Vale a dire solo lotta per la sopravvivenza tra esseri, laddove la legge del più forte rimane l'unica traccia possibile di lettura degli eventi.

Sokurov ha questo senso crudo della Storia, come affastellarsi di burattini che volteggiano nello stesso spazio desolato del museo come in Arca Russa. Un'arca non di salvezza ma di rovine. E il suo ritratto di questi potenziali accentratori di destini come Hitler, Lenin, Hirohito, fa ancora più paura perché gioca sullo stridente contrasto tra pensieri indecenti, sempre mascherati da non si sa che cosa (la Patria, gli Interessi? O solo la stupidità e la follia?) e il corpo di queste instabili creature della notte, più terrificanti di qualunque vampiro. La mdp è quasi fissa sul tic di Hirohito. Il tic infernale della bocca, il movimento parossistico alternato del labbro superiore ed inferiore sintomo di malattia, decadenza (come Il Ventre dell'Architetto di Greenaway), lo sguardo imbecille e perso, la mimica insignificante che cerca senso nella puerile mimesi di Chaplin. Vediamo così ciò che Hirohito può essere, vale a dire tutto il male possibile, con tutta la banalità e l'insensatezza del male. Una vera e propria mancanza, un'ottusità costante tradita appena dai gesti svogliati verso la famiglia. Affetti non manifestati o manifestabili o, come suggerisce la volgarità del generale MacArthur, semplice "timidezza orientale". Ma tale ritrosia coincidente con la visione intimista, da entomologo, di Il Sole, è la più turgida e brutale vacuità dell'essere umano, di un essere umano "particolare" mentre i popoli vagano, muoiono, ironia del caso, mentre alcuni pinguini esangui come Hirohito giocano a fare gli scienziati o sono servilmente assistiti da altri esangui pinguini, come reincarnazione divina del Sole.

Il cinema di Sokurov comunica tutta la prospettiva di universale disfacimento dell'uomo dinanzi l'inquietudine per i sensi di colpa, le responsabilità assenti. Il dolore affiora non dall'empatia con i personaggi, ma dal fatto che siano realmente esistiti, che si muovano ancora, esaltati da altri sogni improbabili e da giustificazioni impossibili. Il cinema di Sokurov potrebbe benissimo sorvolare sul tempo, rivolgersi ai nostri giorni, tanto lo stile cadaverico sarebbe appropriato; tra i Bush e i Saddam Hussein, la mdp si muoverebbe con la stessa cadenza mortifera di The Last Days. Il cinema di Sokurov è l'altra faccia, lucida e coraggiosa, laddove propone un'immagine pensata, dell'immaginario che ci accompagna giorno e notte tra telegiornali, fiction e reality. Qui il nulla è offerto come verità morbosa, nel cinema di Sokurov la rappresentazione del mondo coincide con la critica e il nostro civile rifiuto contro tutte le tesi di ordinario sguardo sul mondo, con un documentarismo (vedi le varie Elegie sulla Russia) fuori dall'idea di cinema lungometraggio, inchiesta partecipante, con la solita telefonata indignazione alla Michael Moore. Perché il cinema di Sokurov ci regala verità proprio laddove è autore di idee controverse sul mondo, di ipotesi da verificare. E in tutto questo c'è la più grande libertà.

© 2005 reVision, Andrea Caramanna