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Hi-Lo Country

The Hi-Lo Country - 1h 54'

Regia: Stephen Frears



È l’amore che unisce, divide, decide, dà la vita, e la morte. Regola sempre valida di ogni buon melodramma, soprattutto quando si svolge nel West, dove le leggi scritte non sono molte e le buone, arcaiche consuetudini che mai nessuno si è preso la briga di ratificare assumono il potente valore di un patto di sangue. Uno Stephen Frears diverso dal solito, ma sempre in bilico tra l’anima irlandese e quella americana, si immerge nei caldi paesaggi di una frontiera al tramonto, al confine tra gli anni Quaranta e Cinquanta, dove l’unico indicatore temporale sono gli abiti delle signore che svolazzano nelle feste danzanti texane. Hi-Lo è popolata di ultimi buscaderi, uomini che portano sulla pelle il marchio di una tradizione agli sgoccioli, che presto si trasformeranno da cow-boy in riparatori di radio o meccanici. Che hanno nomi come Big Boy, e saldano i loro debiti interpersonali con una bella rissa. È tra una staccionata e il galoppo lontano dei cavalli che si sviluppa l’amicizia tra Big Boy, e Pete. Senza macchia, finché l’amore per la bella Ramona non interpone un’ombra, e un vento di passioni non inizia ad aleggiare sul film. Se l’amore scrive le proprie leggi, travolgente, non resistibile, le obiezioni non servono, e la storia si piega sotto il peso del sentimento.

Ben raccontato, senza inutili orpelli, come solitamente è nello stile di Frears, Hi-Lo Country usa molti degli stilemi del genere, i colori caldi, il lento calare del sole, il giallo della prateria, senza farli sembrare esterni, ma inglobandoli nel corpo della narrazione. Nella cura delle immagini, il retaggio di Douglas Sirk, maestro del melodramma che un western vero e proprio non l’ha mai fatto. Frears innesta una vena di malinconia in un mondo che sarebbe piaciuto a Peckinpah, segnato dalla violenza e dal destino, da ciò che è ineluttabile. Tutto è visto come se già fosse passato nel registro del ricordo, della memoria. Il sangue non può essere cambiato, per quanto possa scorrere. Riscrive il tema dell’amicizia virile, da western classico, che è molto più che amore, per quanto sa essere fedele. Canta con mezze luci la ballata del whisky e della birra, del rodeo e della polvere. Il fascino della carovana, e quello di arrivare fino in fondo. Nel pieno del neo-romanticismo che ha legato tanta dell’ultima produzione americana, Hi-Lo Country interpreta alla perfezione la propria parte di storia non urbana, volutamente demodè, così letteraria da sottoporsi di buon grado al rischio della prevedibilità. Ma in grado di incollare lo spettatore al suo rispettivo sedile con la forza dei propri semplici, ma terribili, elementi.
Woody Harrelson dimena la mascella più del solito, ma è abbastanza efficace nel ruolo di Big Boy. Corre, cavalca, salta, soffre, come Junior Bonner. Meno disastrata del solito, Patricia Arquette è la solare Ramona, il pomo della discordia. Sono richiesti i fazzoletti.

© 1999 reVision, Riccardo Ventrella



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