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High Crimes - Crimini Di Stato1h 55'
Regia: Carl Franklin I film che hanno come luogo d’azione privilegiato le aule di tribunale sono talmente numerosi da costituire un filone a sé
che taglia trasversalmente la tradizionale suddivisione in generi. Le variabili sono sempre le stesse: abili avvocati alle prese con
i loro fantasmi, procuratori distrettuali acidi, giudici inesorabili, “pezzi grossi” dalle mani sporche e capi d’accusa ai limiti del
complotto. High Crimes – Crimini Di Stato appartiene di diritto a questo longevo filone ed è sicuramente un film che può
suscitare l’interesse dei fans sfegatati del cosiddetto courtroom-movie, il film di aula di tribunale, contaminato con i meccanismi
narrativi del thriller d’azione.La recensione finirebbe qui se non fosse che High Crimes è un film di Carl Franklin. Attore e regista, Carl Franklin, classe 1949, si è forgiato come film-maker sotto l’ala protettrice di Roger Corman realizzando però lavori di poco interesse. In seguito dirige Qualcuno Sta Per Morire (1992) con Bill Paxton e Billy Bob Thornton (co-autore della sceneggiatura), che può essere considerato il suo primo vero film, perché in questo caso ci troviamo di fronte a un serrato e brutale noir che fa guadagnare a Franklin premi e apprezzamenti unanimi. Con il seguente Il Diavolo In Blu (1995), con Denzel Washington, Tom Sizemore e Jennifer Beals, Franklin, anche autore della sceneggiatura, adatta brillantemente un romanzo di Walter Mosley con protagonista Easy Rawlins, uno dei personaggi più interessanti del noir recente. La Voce Dell’Amore (1998) con Meryl Streep, Renée Zellweger e William Hurt è un robusto melò caratterizzato da un’ispirata direzione degli attori. Cosa resta di tutto ciò in High Crimes? Poco o nulla, a partire da una sceneggiatura che ha lo spessore di un TV movie,
limitandosi a offrire per quasi due ore tutti quegli ingredienti che ci aspettiamo di trovare in un film di questo genere. Claire
Kubik (Ashley Judd), un’intraprendente avvocatessa, deve difendere il marito arrestato dall’FBI con l’accusa di avere commesso atrocità
contro i civili in un villaggio del Salvador, ai tempi in cui era un ufficiale dell’esercito. Per portare a termine il compito ha
bisogno dell’aiuto di Charlie Grimes (Morgan Freeman), un avvocato decaduto (nell’alcool) e desideroso di riscatto. Oltre a scontrarsi
con la cieca giustizia militare i due dovranno difendersi da ripetute aggressioni intimidatorie.Questo il nocciolo di un film che procede allineando personaggi stereotipati che si muovono senza convinzione seguendo gli sviluppi inverosimili di un plot appena plausibile. Ne viene fuori la brutta copia di Codice D’Onore (con Tom Cruise, Demi Moore e Jack Nicholson) senza avere la scaltrezza necessaria per offrire una variazione sul tema, uno smontaggio del cliché, una forza narrativa degna di nota. Gli unici a salvarsi sono la bella Ashley e il navigato Morgan (ancora una volta in coppia dopo i fasti de Il Collezionista). La prima riesce a spremere incertezza e inquietudine da un personaggio a due dimensioni, mentre all’attore di colore basta uno schizzo su un foglio per trarne un personaggio tutt’altro che banale. E Carl Franklin? Occhio ai passaggi televisivi di Qualcuno Sta Per Morire, sebbene ammorbidito dalla censura. Per quanto riguarda High Crimes, la mano di Franklin è forse rintracciabile nella subitanea violenza che fa capolino qua e là, ma più spesso il regista sembra muovere la m.d.p. senza convinzione, senza una logica e, cosa ancor più preoccupante, senza un’idea di cinema. © 2003 reVision, Maurizio Giometti |
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