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Hero

Ying Xiong - 1h 39'

Regia: Zhang Yimou



Il cinema di Zhang Yimou continua la sua furia ideologica, travestendosi in storie e personaggi per palati moderni. Il wuxiapian come tradizione cinematografica è già stato rielaborato, ricostruito dalla produzione di Hong Kong migrata ad Hollywood. Per questo non è un caso che campeggi sulle locandine a grandi caratteri il nome di Quentin Tarantino. Fine delle localizzazioni spaziali del cinema, fine anche di un'origine, nel senso di idee, esistenze, sentimenti (individuali e collettivi) donde possano sgorgare immagini. Ed inizio di un imperio grazie alla perpetua genesi eroica.
Hero riassume tutto questo, pornograficamente. Con una messa in scena iperbolica dal vuoto pneumatico, quando il riferimento simbolico è un oggetto limpidissimo e nello stesso tempo alquanto perturbante. La ragione di stato, il machiavellismo giunto a pratica di vita più che accettabile, e l'utopia pacifista assimilata nel corpo di un eroe vittima che si sacrifica. Discorsi che potrebbero benissimo simulacrare realtà indicibili/invisibili ormai impenetrabili.
Hero è appunto l'immagine digitale, artificiale che tenta di articolarsi come riferimento ad un pensiero concreto, quello della Storia. Ma sotto questo profilo la riunificazione dei vari stati cinesi, l'eliminazione delle differenze locali, sembra l'ennesimo inno alla globalizzazione coatta dell'evoluzione progresso, della civilizzazione che deve compiersi con i relativi assassini e assassinati da onorare. Del resto l'epilogo è chiarissimo. Jet Li è ucciso dal re come il più alto traditore dello Stato, ma ha l'onore di cerimonie funebri regali. Nemmeno un paradosso lontano, come i soldati italiani, americani, ecc., uccisi in Iraq, diventati presto eroi di un'altra "santa" guerra.

Hero si piega a tutte le regole possibili di un mercato mondiale che elabora alcune terribili leggi, laddove i prodotti devono adeguarsi al medesimo immaginario. In fondo tra Spiderman 2 e Hero non c'è nessuna differenza. Cambiano le scenografie, le applicazioni di computergrafica, ma le battaglie tra personaggi fantastici sono sostanzialmente identiche.
Il cinema globale/globalizzato contemporaneo affila in modo estenuante le armi della persuasione/stupefazione scenica. Vale per un paio d'ore di stordimento/divertimento. Il problema è di non svegliarsi troppo presto...

© 2004 reVision, Andrea Caramanna