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Heartbreakers2h 03'
Regia: David Mirkin Si può ben dire che Heartbreakers rappresenti l'evoluzione del genere
cinematografico "commedia". Designazione che risulta spesso
difficile, come suggerisce Gino Frezza in Fino all'ultimo film. Evoluzione dei
generi nel cinema (Editori Riuniti): "non è semplice definire l'ambito
e le caratteristiche della commedia... poiché nell'orizzonte della commedia
confluisce una serie di funzioni narrative legate al comico, ma anche una
disponibilità connaturata a travalicarne i limiti verso registri espressivi più
articolati". Se questa considerazione generale è utile a una valutazione
anche di Heartbreakers, il giudizio propenderebbe per una mancanza di
coraggio. Vale a dire che il cinismo e l'incorrectness probanti l'emancipazione
femminile, linguistica e di ruoli, di un genere femminile che ha ormai adottato
esplicitamente il totale disincanto nei confronti dell'amore, del genere
maschile e della sua diversa sessualità ("gli uomini non rifiutano mai una
donna"), con i giochi di seduzione sempre riproducibili, falsificabili
dalle due protagoniste che smascherano le ipocrisie dell'approccio sessuale
maschile, si stemperano nell'happy end conciliatorio, riproponendo lo
stereotipo narrativo che vede nascere dietro il conflitto tra uomini e donne
l'attrazione sessuale, l'ideale di un amore romantico (quindi l'amore non è un
inganno della mente come afferma la Hewitt) e i più teneri sentimenti con
l'immancabile rituale del matrimonio.La prima ora di film è quella più divertente perché costruita sulle gag velocissime che si affidano alle capacità gestuali delle due attrici (Weaver ed Hewitt) entrambe molto generose, alla loro abilità di tramutarsi in corpi ridicoli, intensamente espressivi, più che ai battibecchi linguistici non sempre convincenti, insignificanti quando tentano di descrivere il conflitto generazionale tra madre e figlia. Ci sono poi vere e proprie sequenze slapstick come quella degli incidenti
automobilistici a catena con tanto di buffo avviamento dell'airbag, fino al
corpo in frantumi che potrebbe ricordare La Morte Ti Fa Bella di
Zemeckis: prima l'aperta metafora della statua d'uomo al quale si spezza più
volte il pene e poi la fine del vecchio Hackman il cui cadavere subisce
ulteriori offese, perfino una caduta dal balcone. D'altra parte il vizio del
fumo consiste in una accentuata caricatura del fumatore al limite del
grottesco, un relitto umano che apostrofa "nazista" il primo che gli
intima di spegnere la sigaretta in luogo pubblico. Heartbreakers è
pervaso dai segni della postmodernità, del sovvertimento in senso capitalistico
dell'istituzione matrimonio. Non che il matrimonio non sia stato da secoli un
affare economico, ma qui è mostrato il divorzio come furbo espediente, il
teatrino degli avvocati che si riuniscono con le parti difese, il divorzio è
insomma uno dei mezzi tra i tanti, più o meno legittimi, per arricchirsi
velocemente che è poi quello che importa, è necessario per sopravvivere tra
Palm Beach, Los Angeles o San Francisco. Il denaro si ripropone nella volgarità
del suo utilizzo e sembra perfetta la crudeltà di Hackman quando dà una mancia
sostanziosa al poliziotto perché maltratti la domestica che lo ha servito per
sette anni ancora meno innocente, più crudelmente calcolatrice e ingegnosamente
interessata al suo denaro.
© 2001 reVision, Andrea Caramanna |
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