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Hannibal

2h 11'

Regia: Ridley Scott



La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a' capelli del capo ch'elli avea di retro guasto.

Una pericolosa operazione dell'FBI per la cattura della narcotrafficante Evelda Drumgo. A capo dell'azione l'agente Clarice Sterling (Julienne Moore). Ma qualcosa non va per il verso giusto. L'operazione si risolve in un bagno di sangue, poliziotti e trafficanti morti sull'asfalto. Telecamere e obiettivi dei reporter raccontano in modo impietoso il fallimento. Il capro espiatorio è Clarice. Umiliata, sacrificata sull'altare delle gerarchie dell'FBI, l'unico conforto per l'agente Sterling viene da una lettera scritta da una sua vecchia conoscenza, il dottor Hannibal Lecter (Anthony Hopkins). Braccato dalla giustizia ordinaria, inseguito senza sosta dal deforme miliardario Mason Verger, unico sopravvissuto ad un feroce attacco del cannibale, il dottor Lecter si è rifugiato a Firenze. Nella città d'arte toscana il dottore dà sfoggio della sua cultura divenendo curatore della collezione Capponi, mettendo in fila fior di studiosi italiani, vogliosi di occupare un posto di sicuro privilegio culturale. Le sue giornate scorrono tranquille, tra passeggiate lungo gli argini dell'Arno e attente visite alla galleria degli Uffizi. Quando un derelitto commissario di polizia italiano (Giancarlo Giannini) vende le sue informazioni riguardanti il dottor Lecter al miliardario Mason Verger, inizia una nuova caccia all'uomo che vede coinvolta non solo la giustizia ordinaria ma anche gli uomini di Mason. Il dottore riprende così il suo passatempo preferito, l'omicidio come forma di estrema arte visiva e di passione culinaria, oltrepassando più volte il sottile limite che separa la preda dal predatore. Nella cena delle beffe finale si ritrovano così di fronte, in un sottile gioco di perverso corteggiamento, il dottore e la sua amata Clarice.

La lezione dello Stil Novo dantesco non è certo aliena alla strana relazione tra la preda e il predatore. Hannibal è il suo protagonista, il dottor Hannibal Lecter, Hannibal il cannibale. Come il suo protagonista il film si nutre delle convenzioni di diversi generi cinematografici, dall'horror, al thriller passando per l'action movie e la commedia sentimentale, elaborando e digerendo le caratteristiche principali di questi generi ben definiti per restituire allo spettatore un film che ne è la somma trascendente. Hannibal è un film spiazzante, impossibile catalogarlo con certezza in genere cinematografico. Inizia come un normale film d'azione per poi perderne immediatamente il ritmo, prosegue come un thriller smarrendo strada facendo le premesse stesse del genere, vira verso la commedia sentimentale raccontando la stilnovistica infatuazione di Lecter per la bella Clarice, nel momento preciso della loro unione fugge verso l'horror puro. Nel momento di maggior tensione emotiva, la paura e il disgusto si trasformano però immediatamente in sogghigno e poi in fragorosa risata data l'evidente irrealtà della situazione. Un uomo seduto a tavola, la scatola cranica completamente aperta, intento ad assaggiare con gusto pezzettini del suo stesso cervello insaporiti in pentola.

Hannibal sfugge ad ogni definizione. Così come il suo protagonista principale. Buono, cattivo, bene e male sono categorie ormai superate. Hannibal Lecter mostra attraverso la sua passione per l'antropofagia il disprezzo per le sue vittime e per la società di cui esse sono parte integrante. Svilisce il valore rituale e religioso del cannibalismo, si ciba di esseri umani per espellere, per eliminare fisiologicamente i suoi avversari. Nessuna intenzione di acquisire le qualità e le caratteristiche peculiari dei suoi nemici. Utilizza la metafora del cibo per mostrare apertamente la perdita di controllo, il caos che circonda la società (post)moderna. Uomini che mangiano bestie, uomini che mangiano altri uomini, bestie addestrate per mangiare gli uomini. In periodo di mucca pazza un avvertimento quanto mai opportuno e tempestivo. Hannibal è l'alieno, l'alterità, il perturbante del (post)moderno, la personificazione di tutte le nostre paure. Personaggio cinematografico elevato dal film a livello mitologico, slegato dalle sue preoccupazioni terrene, perso completamente in un amore idealizzato. Moderno conte Dracula che rappresenta, lui puro spirito, lo specchio capovolto della normalità. Hannibal è il lato oscuro di Clarice Sterling. Entrambi insofferenti verso le istituzioni, irascibili, violenti, pronti ad uccidere in maniera indiscriminata per difendere se stessi e i propri cari. Hannibal e Clarice emarginati ai limiti della società. Entrambi pronti a lottare per lo stesso obiettivo, la distruzione delle gerarchie stabilite. Hannibal è la società (post)moderna. Una società che nasconde dietro all'estenuante ricerca del bello, della gratificazione edonistica, una abnorme carica di violenza pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Nel cortile di una scuola, sul sedile posteriore di un taxi, nella sterminata e gelida pianura russa, in un frigorifero di Milwaukee.

© 2001 reVision, Fabrizio Pirovano