Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Hairspray

1h 57'

Regia: Adam Shankman



Fa un certo effetto dover considerare l’indipendente John Waters un classico del secolo scorso. L’acido corrosivo spruzzato, con volontà iconoclasta, dal beffardo autore di commedie bizzarre, sporche, volutamente volgari e trasgressive come Pink Flamingos e Polyester (quest’ultimo proiettato in sala con l’ausilio dell’"odorama", sistema che consentiva agli spettatori di "sniffare" odori e puzze in sintonia con certe scene mercé una cartolina distribuita per l’occasione), quell’acido che doveva servire ad esorcizzare il perbenismo mieloso della via patinata alla commedia made in Usa, si è trasformato in melassa nauseabonda, quella di cui sono fatti i filmetti del neo–pecoreccio dei vari Scary Movie e American Pie... ovvero, il demenziale a misura del pubblico da pop-corn. Una cosa è certa: l’oltraggioso coraggio del classico J. W. è già citato nella nutrita, autorevole "Storia della bruttezza" di Umberto Eco, il quale ha deciso d’includere nell’ampia iconografia della sua nuova fatica l’immagine di uno degli attori – feticcio del nostro regista, Divine, come eletto emblema del "camp" contemporaneo. E’ lo stesso Divine protagonista di Grasso è Bello (1988), travestito fieramente obeso nella vita e nella finzione mamma infelicemente grottesca di una figlia altrettanto robusta, decisa a partecipare ad uno show televisivo per adolescenti (fu quella la sua ultima interpretazione). Ora l’Edna brutta sporca e camp, che fu di John Waters, si è incarnata (miracoli del trucco al silicone) in un irriconoscibile, vitalissimo John Travolta per Hairspray, diretto da Adam Shankman (che ne cura anche le scenografie). Non si tratta solamente, è bene sottolinearlo, di un remake del mitico modello cinematografico, bensì della scanzonata, coloratissima versione dell’omonimo musical, che nel 2002 sbancò ai botteghini di Broadway. Anche se lo stesso Waters appare in questo film all’inizio nei panni di un maniaco con l’impermeabile, l’operazione parzialmente normalizzante è qui più che evidente. Hairspray è un innocuo, ironico show satirico per famiglie.

L’ambientazione e i personaggi sono quelli cari ai fans della storia: ci sono le strade di Baltimora nel 1962 che diventano protagoniste della frenetica sequenza d’apertura a significare il rivoluzionario avvento dell’era del Rock’n’Roll e della Soul Music (mentre nel recente musical Dreamgirls si assiste al passaggio, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, dal Soul alla Dance Music). C’è, in tutta la sua prorompente robustezza, l’adolescente Tracy Turnblad (da applauso la debuttante Nikki Blonsky!), aspirante al Corny Collins Show e immersa nella banale quotidianità del suo mondo tutto casa, scuola e televisione. Una visione color rosa della vita, condivisa con l’amica Penny (Amanda Bynes), che si scontra con la realtà scottante di un’America a quei tempi alla ricerca della Nuova frontiera kennedyana, realtà qui rappresentata dalle inquietudini della comunità nera capitanata da Motormouth Maybelle (l’esuberante, prorompente Queen Latifah). Essendo un musical, tutti i conflitti e le ansie di cambiamento social–politico si risolvono a suon di note. Dopotutto, siamo nel regno di Elvis, leggendario re di Memphis, che diventò divo (alla fine dei suoi giorni pure obeso: per lui grasso fu brutto, molto brutto!) dopo l’infanzia proletaria influenzata dal Blues, dal Gospel e dal Country. E l’agone non può che essere uno studio televisivo, quello del canale WYZT, governato dall’arcigna direttrice vedova Velma Von Tussle (una cattivissima, rediviva sullo schermo Michelle Pfeiffer) che fa di tutto per far vincere il trofeo di reginetta alla figlia Amber (Brittany Snow), antipatica quanto lei. Mentre l’esplosivo ritmo della musica nera, assecondato dalle scelte di Corny Collins il conduttore dello show (James Marsden), crea un rovente clima di competizione, a trionfare è l’esuberanza di Tracy, con la sua naturale ed ottimistica dose trasgressiva, disposta a tutto pur di realizzare il proprio sogno che è anche quello di conquistare Link Larkin, idolo delle teen-ager e fidanzato di Amber (l’attore è Zach Efron, divo adolescente in ascesa) fino al trionfo finale, celebrato in una diretta dove bianchi e neri si scatenano concilianti all’unisono.
Il film di Shankman scorre piacevolmente e col ritmo professionalmente adeguato, lasciando ampio spazio alla divertita agilità della spiritosa performance di Travolta, casalinga disperata e madre insicura, pronta a sciogliersi nel finale in un ballo forsennato. C’è anche il grande Christopher Walken che interpreta Wilbur, l’affettuoso marito di Edna, eterno fanciullo scherzoso nel suo negozio di giocattoli. Una favola montata con gusto e intelligenza, politicamente corretta e non priva di morale buonista: da godere con la stessa felicità di cui erano fatti i buoni musical di una volta.

© 2007 reVision, Francesco Puma