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Il Gusto Degli Altri

Le Gout Des Autres - 1h 42'

Regia: Agnès Jaoui



Domanda: perché la Jaoui definisce Il Gusto Degli Altri un film politico? Perché mette a confronto degli intellettuali (chiaramente la sinistra) con un imprenditore (chiaramente la destra)? Difficile definire politico un film come questo. Meglio sarebbe stato lasciarlo vivere per quello che è: un godibilissimo e ben congegnato intreccio di storie d'amore, o per meglio dire sulla ricerca dell'amore. Invece...
Ma cos'è il gusto degli altri? Ciò che noi non siamo, ciò che ci spaventa e che allontaniamo per preconcetto. Bisogna tollerare l'altro, confrontarsi cercando di superare le nostre paure. Capacità d'amare e di mettersi in gioco. La varietà dei personaggi offre un ampio campionario di diversità. Castella, un ottimo Jean-Pierre Bacri, è un annoiato cronico sposato con una donna che semplicemente non ama più (per ben due volte la Jaoui insiste su di lui mentre guarda tristemente fuori dal finestrino della macchina). Castella cerca e trova. S'innamora della sua insegnante d'inglese, Claire, quando la vede per caso recitare a teatro. Ovvio. Come attrice ella diviene per lui, in sintonia con il teatro, un luogo dove esternare il suo desiderio di riscatto culturale, vincere la routine, amare due persone in una. Per lei intellettuale, invece, Castella è motivo di disagio, riuscendo infine ad abbassare le difese, superare il pregiudizio. Coppie. L'autista è felicemente fidanzato con una donna che è lontana, tranne tradirla senza sensi di colpa quando incontra una cameriera (Agnès Jaoui) con cui anni prima ha fatto sesso, peraltro senza ricordarlo. Ancora. La guardia del corpo di Castella e la cameriera. Una coppia esemplare, ossia tipica relazione tra due anime terrorizzate da ciò che sentono, incapaci di accettarsi, appunto, due persone che sacrificano il rapporto per conservare il proprio personaggio d'incostanti. La giostra amorosa ruota impazzita, ma...

Dov'è la soluzione del giallo sentimentale? Nella relazione finalmente concretatasi tra Claire e Castella? No. E' nel "non rimpiangere nulla", nel "Je ne regrette rien" verso il finale. L'autista, che più volte abbiamo visto suonare il flauto traverso giudicandolo scarso, offre l'attacco ad una piccola orchestra, rivelandoci che tanto scarso non era. Scarso nella sua incrollabile fiducia nell'amore, nella sua accettazione della lontananza della di lui, nella sua ingenuità? Niente di tutto ciò. Lui il suo tentativo l'ha fatto, sino in fondo, sino all'abbandono.
Ecco, questo è il nocciolo della faccenda, condivisibile certo, ma scesi dalla giostra, dopo aver accettato sempre sorridendo tante storie di coppie o possibili tali, ci si rende conto di aver seguito le peripezie di personaggi costruiti pensando a degli stereotipi. Un'eccessiva dicotomia di segni ricodificati da una società trasformata, laddove quei piccoli siparietti extrasentimentali appaiono essere un veicolo troppo debole perché universalizzi la metafora offerta dalle relazioni amorose.

Se, come ha affermato, la regista nutriva principalmente l'intenzione di descrivere una società dove la separazione in classi è da ritenersi superata, per far spazio anche all'accettazione del gusto degli altri, dispiace dire che è riuscita a sortire l'effetto opposto. Castella è alfine accettato da Claire, perché ha mostrato di potersi migliorare culturalmente, ovvero perché la donna, una quarantenne sola, decide che è giunto il momento di accettare un uomo vagamente vicino al suo ideale per avere accanto una presenza maschile, oltre il suo onnipresente amico gay. E' lecito, a questo punto, chiedersi perché la Jaoui abbia sacrificato, già in fase di sceneggiatura, un possibile e rigoroso sguardo d'analisi sociale, per consegnarci una narrazione che vanifica, soffocandolo con un'eccessiva dose di elementi intimistici, ogni chiaro riferimento politico, lasciando lo spettatore in balia dell'intreccio amoroso, questo sì chiaramente espresso, fino all'happy end tipico della commedia sentimentale.
Fenomeno cinematografico del momento, Il Gusto Degli Altri è ben interpretato, fa sorridere - tenera e divertente la scena di Castella che legge una sua poesia in inglese all'insegnante, dichiarandole il suo amore. E' però un film certamente sopravalutato. Il pubblico ha risposto in massa, molti certamente per curiosità, altri perché candidato all'Oscar, altri ancora per entrambi i motivi e perché è pur sempre una commedia, ma, pur concedendo alla Jaoui e a Bacri la bravura data dal mestiere, non sembra avere molto di più de La Cena Dei Cretini.
Così, in principio c'erano due sceneggiatori di successo (ultimo film scritto insieme è Parole, Parole, Parole di Alain Resnais), amati dal pubblico francese, apprezzati dalla critica, compagni nella vita oltre che nel lavoro; oggi, protagonisti di una favola molto in voga, quella del successo, un successo cercato, calcolato, poiché quando si parla d'amore, e non è poco, ci piace poterne sorridere, poter sdrammatizzare i nostri tic che tanto e spesso ci procurano sofferenza.

© 2001 reVision, Emanuela Liverani





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