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Il Grande Joe

Mighty Joe Young - 1h 54'

Regia: Ron Underwood



La Disney torna al prodotto d'intrattenimento per ragazzi. Dopo una lunga incursione nel cinema degli adulti, sponsorizzata a partire dal 1984 da quel mago di Jeffrey Katzenberg che ora si è associato a Spielberg, la più famosa compagnia americana di disegni animati rivisita la propria tradizione di piccoli film semplici e divertenti. Il Grande Joe appartiene a buon diritto alla collana Disney dei lungometraggi con attori (quella del Maggiolino Tutto Matto), che si differenzia dai titoli della grande animazione (da Biancaneve fino a Mulan) per il tono minore, a livello creativo e di budget. Questo è addirittura un rifacimento di un film del 1949, Il Re Dell'Africa, che faceva il verso a King Kong narrando la storia di un gorilla gigante che sbarca a New York; nella rilettura di quella pellicola, cambiano i riferimenti geografici e cinematografici. L'azione si svolge in un'Africa fittizia e poi in un parco californiano, ove l'animale braccato in patria dai cacciatori di frodo può trovare pace e tranquillità. Il film saccheggia a piene mani lo Spielberg dei dinosauri, in particolare Il Mondo Perduto: l'impressione è rafforzata dall'uso delle medesime location, situate alle Hawaii, e dalla realizzazione di sequenze simili, come quella della caccia all'animale sulle jeep. Il gorillone Joe è un pupazzo tecnologicamente passabile, il cui inserimento nella maggior parte delle scene è avvenuto in post-produzione; gli attori in carne ossa sono tutto sommato apprezzabili: Bill Paxton, Charlize Theron (vista ne L'Avvocato Del Diavolo) ed anche un torvissimo Rade Sherbedgia (che apparirà nel prossimo film di Kubrick) servono con sufficiente mestiere dei personaggi volutamente superficiali, in accordo con la tipica monosemìa dei film per ragazzi.

Il regista Ron Underwood, esperto di programmi Tv per i più piccoli, opta per un linguaggio semplicissimo, non privo di soluzioni apprezzabili, come quando la vicenda si trasferisce dal continente africano alla California: dopo la giungla nera, la prima immagine degli USA è un intricatissimo svincolo autostradale, per un esempio assai efficace di montaggio analogico.
Seppure sia parente stretto di quel cinema Disney "improntato a criteri di economia, a regie sommarie e cast dimessi" (come scrive Oreste De Fornari nel bel volume su zio Walt), Il Grande Joe si conquista la palma d'onesto film di genere.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





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