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Il GladiatoreGladiator - 2h 35'
Regia: Ridley Scott Tutto ha inizio da una immagine. Un dipinto di inizio secolo del francese Jean Leon Germe. Pollice Verso, questo il titolo del quadro, sembra essere stato motivo di ispirazione per Ridley Scott nell'immaginare il suo Il Gladiatore. Nel dipinto è ritratto un gladiatore al centro dell'arena. La sua identità celata da una armatura, lo sguardo rivolto verso la folla, sotto i suoi piedi il nemico sconfitto. In lontananza, quasi in secondo piano, si intravede la figura dell'imperatore. In quel preciso momento il gladiatore gestisce un potere almeno paragonabile a quello dell'imperatore: il potere di decidere della vita o della morte di un altro essere umano. La folla, estasiata dalle eroiche gesta del guerriero, lo invita, mostrando il pollice verso, a porre fine all'esistenza del nemico.
I meccanismi del potere, le sue varie manifestazioni a diversi livelli, e l'oculato uso della violenza per conservarlo sono il centro de Il Gladiatore.
Anno Domini 180. L'impero romano è vicino al collasso. Pericoli esterni, le sempre più frequenti incursioni di popoli barbari, e pericoli interni, la diffusa corruzione nelle istituzioni, minano le basi del potere secolare. L'imperatore Marco Aurelio (Richard Harris) è molto malato. Al termine di una furiosa battaglia con i barbari ai confini estremi dell'impero nomina il generale Massimo (Russel Crowe) protettore di Roma, incaricato di traghettare nuovamente l'impero dal potere dei Cesari a quello del Senato. Un difficile passaggio dalla "dittatura" alla "repubblica". Prima che la notizia diventi pubblica Commodo, figlio di Marco Aurelio, uccide il padre autonominadosi nuovo imperatore. Massimo viene imprigionato e portato da un nugolo di pretoriani verso un luogo adatto all'esecuzione. Sfuggito alla morte grazie alla sua abilità di guerriero, Massimo inizia un lungo viaggio verso casa. Una volta giunto a destinazione scopre che la sua famiglia, moglie e figlio, è stata trucidata dagli uomini di Commodo. Il seme della vendetta è gettato. Ridotto in stato di schiavitù, costretto a combattere come gladiatore nelle arene agli estremi confini meridionali dell'impero, Massimo guadagnerà ben presto fama di invincibile lottatore. E' la sua reputazione a condurlo a Roma per combattere nel Colosseo durante i giorni di festa indetti da Commodo per onorare la morte del padre. Ed è sempre nel Colosseo, divenuto ormai centro di potere, che Massimo sarà in grado di gustare il piatto della vendetta. Le dinamiche del potere e il sovvertimento delle gerarchie prestabilite rappresentano il punto di maggior interesse di tutto il film. Appare infatti chiaro sin dal primo momento, come tutto il film sia declinato al passato per poter meglio descrivere il presente. Non è infatti un caso che la battaglia tra romani e barbari, ricordi molto da vicino lo sbarco sulle spiagge francesi di Salvate il Soldato Ryan.
Secondo l'ottica di Ridley Scott Roma è Washington, Roma è New York. Le divise dei pretoriani di Commodo molto assomigliano alle uniformi delle SS naziste della seconda guerra mondiale. Un passato cinematografico che molto si avvicina al presente della realtà. Ad un America che ormai si sente unico ed invincibile baluardo della libertà, tanto da aver trascurato la diplomazia in favore di una più redditizia ed evidente parata militare. La vecchia Pax Romana assomiglia molto alla nuova Pax Americana. A (sor)reggere i mutati rapporti di forza vi è la gestione del potere. A livello globale chi detiene la forza detiene il potere. Nel passato come nel presente. L'esercito, la sua organizzazione, la sua completa fedeltà al capo sono garanzie di stabilità dello status quo. A ciò va aggiunto il nuovo/vecchio potere: il potere di intrattenre la folla. Nel Colosseo come nei notiziari televisivi, nelle arene come negli stadi. Il controllo del popolo è fondamentale alla sopravvivenza del potere. Difficile, ma non impossibile, è sovvertire l'ordine delle cose. In circostanze normali Massimo è sempre destinato a soccombere nei confronti di Commodo. Ecco lo snodo centrale. Il passaggio di potere. L'adorazione della folla nelle arene rende Massimo un pericoloso avversario politico. E' lui il primo a capire come poter sovvertire la gerarchia. Il potere secolare dell'imperatore si annulla di fronte al potere di vita o di morte di cui lo stesso sovrano investe Massimo come gladiatore. Non le istituzioni preposte, ma il Colosseo divengono la massima espressione del popolo romano. Il potere del gladiatore supera quello dell'imperatore. Come nel quadro di Jean Leon Germe il guerriero cerca la sua consacrazione tra la folla. E' la folla, volubile, irritabile, incostante a decidere chi deve vivere e chi deve morire. Anche quando sotto i piedi del lottatore giace, morente, l'imperatore stesso.
© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano |
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