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La Donna di GillesLa Femme de Gilles - 1h 43'
Regia: Frédéric Fonteyne Frédéric Fonteyne, con questa trasposizione dell’omonimo
romanzo del 1937 della scrittrice allora esordiente Madeleine Bourdouxhe,
continua a elaborare la dimensione naturalistica dell’immagine come aveva già
fatto nel precedente Une Liaison Pornographique - Una Relazione Privata.Fonteyne esplora gli spazi claustrofobici per frugarne elementi tangibili di liaisions segrete poco segrete che infine esplodono, prolungandosi verso la tragedia. La prospettiva di Elisa è sempre soffocata dal ruolo femminile dell’epoca storica, dai compiti asfissianti di madre e moglie completamente assoggettata a una presenza maschile opprimente. Le visioni dei rapporti sessuali figurano un incubo taciuto, l’impossibilità di un ruolo, una posizione (del corpo alternativa) diversa dalla sottomissione completa. Attraverso questa desolante parabola, Fonteyne mette in scena lo sguardo remissivo di Elisa, turbato da un complimento alla sorella da parte di un passante ("pollastrella"), e sciolto in una risata nevrotica. La Donna di Gilles è pervaso da una dimensione totalmente paranoica, che prelude il suicidio come unica via d’uscita per risolvere la disarmonia sconfortante della famiglia, il baratro di un ideale che si è rotto di fronte alla triste evidenza del fatto di carne, pronto a sconvolgere, sovvertire automaticamente equilibri e, soprattutto, processo al di là di una morale (familiare), di un’etica del rapporto coniugale: tanto che la reazione di Elisa manifesta più che un "ruolo storico femminile", una vera e propria paralisi del carattere, un’incapacità di reazione ed anche l’insano intorpidimento dei sensi che trasfigurano il personaggio verso un fatale quanto schizofrenico isolamento. Fonteyne costruisce tale dimensione di follia per gradi moltiplicando i segni sui volti e accendendo espressioni sempre più gravi nei primi piani terrificanti. La macchina da presa è, infatti, in grado di cogliere il più piccolo riflesso di una storia psicologica, ambientata negli anni ’30 nella provincia di Liegi. Ancorché il tema sia banale, l’adulterio, l’emotività rovente dei protagonisti interpreti è davvero impressionante. Prima di tutto perché è giocata sull’abilità di sottrazione di Elisa (un’eccellente Emmanuelle Devos), che fa implodere la rabbia e la disperazione per il tradimento scoperto. Dall’altra parte Gilles, in grado di figurare, grazie alla bravura di Clovis Cornillac, il furore "assatanato" di un’attrazione che è priva del pudore e del rispetto verso la moglie. Anche se siamo in un periodo in cui i rapporti tra coniugi erano ben diversi rispetto ad oggi, la messa in scena di Fonteyne supera le ovvietà storiografiche e si concentra sull’aspetto fulminante dell’esplosione passionale. Un ritorno alle correnti libidiche di una "relazione privata", congelate dalla quotidianità familiare, nella quale Elisa è immersa come un angelico custode. © 2005 reVision, Andrea Caramanna |
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