Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Fra I Giganti

Among Giants

Regia: Sam Miller



Un film alto. Non tanto in senso artistico (elevato, si sarebbe detto meglio). Quanto in alto svolgentesi. L'ambientazione è veramente quanto di più eccentrico si poteva immaginare. Brughiere dello Yorkshire, verde e grigio, nebbia, un sole spaurito. Piloni della alta tensione da dipingere, una squadra specializzata nelle quote elevate. Gruppo chiuso, amicizia maschile, passione per il rischio e l'emozione facile, rude cameratismo. L'oggetto misterioso giunge a mettere in moto la storia, ed è femmina ovviamente. Giovane, scalatrice, fisicamente all'altezza. Basta ed avanza per seminare crepe nella compattezza del manipolo pittorico. Dirige Sam Miller. E non è così importante, trattandosi di un regista televisivo alla sua prima cinematografica. Sceneggia Simon Beaufoy, ed è certo più significativo, trattandosi della medesima penna che ha vergato il blockbuster Full Monty.

Rispolverato dopo il successo del precedente, il plot di Fra I Giganti si affida al senso dell'avventura, come guida spirituale. E' un western "elettrico" a tutto tondo, dove i cavalli sono sostituiti da corda e moschettoni, e non ci sono indiani, ma altrettanto insidiosi tralicci da salire e scendere. Ray e Steve sono ottimi amici, ma diventano pronti a tutto per il cuore della bella Gerry.
Dalla sua, il film ha un certo coefficiente di rudezza, di anglicità palpabile. La sbronza è il rifugio preferito, le risse un passatempo, gli insulti reciproci una comune modalità di comunicazione. E un velo di romanticismo che si posa là dove non si crederebbe, in angoli remoti, sulla strana coppia Pete Postlethwaite-Rachel Griffiths: dichiaratamente anziano lui, spiritata come sempre lei, sempre molto a suo agio in questi ruoli da commedia. Peccato che l'iter sia così prevedibile da non rendere possibile l'accettazione di scommesse sul finale sin dal primo quarto d'ora.

A Miller manca un po' il senso del ritmo, ed anche i momenti più divertenti, le esplosioni deliranti rimangono oblunate. Nessuno in Italia potrà accorgersene, ma molti degli attori parlano uno strettissimo dialetto dello Yorkshire. Senza, peraltro, riuscire a risanare l'altro gran difetto di Fra I Giganti, l'inconsistenza dei personaggi secondari, solitamente molto curati nei film inglesi. Caratteri abbozzati ed affrettati non aiutano la coralità. Apprezzabile, in ogni caso, lo sforzo amoroso di Postlethwaite. Siamo molto lontani dalla sulfurea ironia di Full Monty, da quella funzionalità estrema di situazioni e dialoghi. Non è detto, comunque, che Fra I Giganti non possa farvi passare un ora e mezza piacevole.

© 1999 reVision, Riccardo Ventrella



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci